Vincenzo Angelo Orelli
La vita
di Susanna Zatti
(Tratto da I PITTORI BERGAMASCHI DAL XII AL XIX SECOLO,
IL SETTECENTO III, raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo,
Edizioni Bolis, 1990,)
Ancora firmando dipinti nella sua tarda maturità Vincenzo Angelo Orelli ci teneva a definirsi "Locarnense" malgrado l’adozione della cittadinanza bergamasca gli dovesse essere riconosciuta, avendo egli trascorso nella città lombarda praticamente tutta la sua vita. Era nato a Locarno il 10 aprile del 1751 da Giuseppe Antonio, pittore, e da Maria Gerolama de' Leoni, secondo di cinque figli, e gli era stato imposto il nome di Francesco Saverio Angelico: così egli viene indicato nell’atto di battesimo del proprio figlio Giuseppe Antonio, mentre col nome di Vincenzo Angelo firmerà tutti i dipinti ed i contratti relativi. Il Marenzi, che pure non si mostra bene informato dicendolo nato in Bergamo nel '55, dà notizia dell’apprendistato dell’artista dapprima alla scuola del padre (a Bergamo con la famiglia almeno dal 1759), quindi presso la Reale Scuola di Milano, dove "studiò con assiduità la pittura". Al più tardi nel '72 l’Orelli esordisce con l’incarico per la pala della Trinità a Cavernago, cui dovette seguire una più impegnativa commissione di affreschi, come si evince dalla lettera inviata al conte Carrara per sollecitare un intervento in suo favore. Dal tono della missiva si capisce come i rapporti tra il giovane - il cui solo desiderio è "di lavorare in quella professione la quale io ò più gusto - ed il noto collezionista e mecenate bergamasco fossero cordiali; ce lo conferma l’incarico affidato intorno al 1774 allo stesso Vincenzo di far un esatto e puntuale disegno a penna della Cappella Colleoni che il nobile Carrara avrebbe accompagnato - come riferisce il Pasta - con erudite annotazioni. Dopo un soggiorno a Roma nel 1773, probabilmente per studiare i monumenti ed approfondire la sua cultura artistica (qui anche ritrae un monaco bergamasco morto in odore di santità), il pittore ritorna a Bergamo e dàa l’avvio ad un'alacre ed ininterrotta attività professionale svolta dapprima nella bottega paterna poi autonomamente o, al più, in collaborazione con il fratello maggiore Baldassarre specializzato nell'esecuzione di quadrature architettoniche. Attività che prosegue sino almeno al 1811 e che lio porta a spostarsi attraverso il territorio bergamasco raggiungendo anche centri in valli sperdute, chiamato ad affrescare chiese che proprio nell’ultimo quarto del secolo si andavano in gran copia rinnovando nell'architettura e nella decorazione. Pittore soprattutto di iconografie religiose, l’Orelli non tralascia incarichi di soggetti profani richiestigli da nobili bergamaschi per i loro palazzi, anzi, mostrandosi nella loro trattazione fine conoscitore del mondo cavalleresco e galante a lui contemporaneo. La consuetudine con gli esponenti della cultura, il favore di cui godeva presso l’elitario gruppo degli intellettuali cittadini è testimoniato dai rapporti con i membri dell'Accademia degli Eccitati, alcuni dei quali ritrasse e per i quali predispose tavole illustrative o esornative di trattati medici e scientifici o raccolte poetiche. Alla copiosa produzione pittorica l’Orelli affianca, specie negli anni della giovinezza e della prima maturità, quella grafica predisponendo disegni da tradurre nella stampa calcografica. Nel 1779 a lui viene richiesta l’invenzione per l’antiporta ai "Sonetti" per Alessandro Barzizza; qualche anno dopo, nell’84, la prestigiosa edizione del "Codex Diplomaticus" di Mario Lupo è arricchita da una Allegoria introduttiva e da sei racconti di mano ancora dell'Orelli, e così altre occasioni culturali ed eventi della città sono celebrati attraverso il suo disegno. Uomo senza dubbio colto - lo prova, tra l’altro, la scritta rinvenuta sul retro di un disegno, relativa ad un trattato di Leonardo da Vinci -, all’Orelli nocque probabilmente col progredire degli anni la chiusura dei suoi orizzonti culturali entro i confini del territorio bergamasco, la mancanza di confronto con esperienze pittoriche diverse se non quelle attive nella stessa città, per altro vivace sotto il profilo artistico almeno nel periodo di dominio veneto. II catalogo orellesco vanta una notevole abbondanza. di dipinti certi, tutti collocati a Bergamo e nella sua provincia, le uniche opere note al di fuori essendo gli affreschi della parrocchiale di Erbanno (Brescia); dipinti di cui è facile stabilire l’autografia non solo per la peculiarità dello stile di Vincenzo Angelo ma soprattutto per l’abitudine dell' artista di apporre firma e data. Insieme con pale (anche di notevoli dimensioni), serie di Misteri e Via Crucis, cicli di affreschi ed ex voto, l’Orelli ha prodotto disegni per altari marmorei e sportelli di tabernacolo, ha dipinto tendine copri-nicchia e catafalchi lignei; colmato lacune in antiche tele introducendo nuovi personaggi (il S. Simone Stock nel quadro della Madonna e Santi di Vertova); ripristinato il ciclo di affreschi attribuito a Pietro Baschenis nel coro del monastero bergamasco Matris Domini (in particolare rifacendo ex novo la figura della S. Caterina da Siena). Si lamenta la perdita di alcune sue opere, o supposte tali, per distruzione o per maldestre ridipinture nel corso di operazioni di restauro: tra esse la pala della Madonna col Bambino e S. Domenico, già nella chiesa di S. Grata in Borgo Canale; due dipinti nella parrocchiale di Sant'Antonio abbandonato in comune di Brembilla; la medaglia dei Sette Dolori affrescata nell’89, nella chiesa di Bergamo-Campagnola; gli affreschi sotto il portico della chiesa di Presezzo; le medaglie della parrocchiale di Solto Collina; gli affreschi sulla volta e sulle pareti della chiesa di Zandobbio i quali, secondo Pasino Locatelli, "per colorito e grazia reggerebbero a non pochi confronti". Risultano poi dispersi due modelletti ad olio, raffiguranti l’uno Cristo redentore, l’altro La Vergine in gloria, che ancora prima dell’ultima guerra si trovavano nella chiesa bergamasca di S. Alessandro della Croce. La pala di Bariano e i disegni preparatori per le tele del coro di Almenno, datati tutti al 1811, sono le ultime opere conosciute del pittore, la cui morte, avvenuta in Bergamo il 21 gennaio 1813, viene registrata due giorni dopo nei registri della parrocchiale di S. Alessandro in Colonna.