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Gita didattica -
Alla scoperta della Valle del Vò
La Valle prende il
nome dal torrente Vò che nasce dal monte Demignone e che, dopo aver
raccolto le acque di vari ruscelli, diviene il maggiore affluente
del fiume Dezzo. E’ costituita da un ampio terrazzamento alluvionale
fittamente boscato che conserva molte tracce di attività umane
risalenti ad epoche remote. E’ un possibile itinerario ad anello,
adatto a tutti, percorribile in poco più di 2 ore, consigliato a chi
è desideroso di conoscere un ambiente ricco di spunti etnografici e
naturalistici.
I nizia dal parcheggio di Ronco, piccola e graziosa frazione
di Schilpario, che ha dato i natali a personalità di spicco in campo
religioso e culturale (famiglia Raineri). Segue il sentiero CAI
n.413, molto frequentato, per il Rif. Tagliaferri.
Dopo dieci minuti di cammino in una fitta e rigogliosa abetaia, in
una radura, si incontra un grande masso squadrato,verrucano
lombardo, “sares”, con croce potenziata (D).
Due le interpretazioni:altare druidico con riti sacrificali ad opera
di sacerdoti druidi o incisione molto più recente fatta da giovani
scouts accampati nella zona.
Ci si inoltra nel bosco e si scende, sul fondovalle, verso i resti
di un’antica fucina (C).
La località è chiamata “sersegn” o “la pest”ed è stata abbandonata
dopo la peste del 1630. Accanto ai ruderi si scorge ancora il segno
della ruota e le tracce di un piccolo canale in pietra che dal
vicino torrente conduceva l’acqua al maglio.
Si ritorna sul sentiero e ci si imbatte in un “ajal”, luogo dove
fino a 50 anni fa i boscaioli costruivano il “poiat”, per produrre
carbone di legna.
Sempre lungo il sentiero, non molto distante, alla confluenza della
mulattiera militare che parte dallo chalet del Vò, troneggia una
diroccata “leglana”, forno fusorio per il minerale (B).
Si svolta a destra e si raggiunge la famosa cascata del Vò, alta
circa 20 metri, meta molto frequentata durante il periodo estivo.
Si ritorna alla mulattiera, si prosegue il cammino nel bosco e ad
una curva, sulla sx, si intravede la stradina che porta alla
teleferica per il monte Bognaviso, utilizzata durante la prima
guerra mondiale per il trasporto del materiale per la costruzione
della strada militare per il passo del Venerocolo. Di tutta la
struttura è rimasto un alto muro a secco, a ridosso del monte.
Prima di giungere alla strada asfaltata e concludere il cerchio, ci
si può dissetare alla sorgente “Le Pulune”.
Stampa e foto:
Arboreto alpino Gleno
www.gleno.it
info@gleno.it - Disegni: Arc. I. Mancini - Testo: Dr. I.
Prudenzi |