Sentiero CAI 409
(Nona - Saline - Monte Sasna)
| Scritto il: | 07/05/1995 |
| Aggiornato il: | |
| SCHEDA: | ||
| Numero CAI: | 409 | |
| Altre numerazioni: | Nessuna | |
| Nome o soprannome: | Nessuno | |
| Partenza: | Nona 1341 metri | |
| Arrivo: | Monte Sasna 2229 metri | |
| Dislivello: | 888 metri | |
| Tempi parziali: | Alle Baite Saline metri 1768 ore 1,15 | |
| Tempo totale: | ore 3.00 | |
| Lunghezza: | ||
| Periodo consigliato: | maggio - fine novembre. | |
| Difficoltà: | E - Escursionismo medio - facile | |
| Attrezzatura: | ||
| Note naturalistiche: | Forme d'rchitettura alpina, buona presenza di fauna. | |
| Note tecniche: | ||
| Note storiche: | Designo fu un centro agricolo di grande importanza già nel 1630. Dopo la peste fu dato alle fiamme. | |
| Bivi ed incroci: |
DESCRIZIONE:
La frazione di Nona di Vilminore è il centro abitato più elevato della Valle. Un
tempo rivestiva grande importanza poiché era l'ultima stazione per i traffici
che avvenivano con la Valbondione e Valle Seriana, attraverso il Passo della
Manina. Era, questo borgo, anche il punto d'appoggio più vicino al grande
cantiere dell' impianto minerario di Manina. Con la modernizzazione dei
trasporti e soprattutto dopo la chiusura dell' attività estrattiva locale, il
villaggio ha perso molta della sua importanza. Via via è andato svuotandosi dei
suoi abitanti, con la conseguente chiusura dei negozi. Le poche persone rimaste
hanno saputo rivalutare il paese, intraprendendo un lento, ma significativo,
lavoro di recupero delle abitazioni, nel rispetto delle originarie
caratteristiche estetico-strutturali. Ecco perché oggi, anche se ancora molto
resta da fare, si può osservare l' architettura classica delle popolazioni
orobiche. Da ammirare fra gli altri, il bellissimo portone che chiude la locale
chiesetta, opera dello scultore scalvino Piccini.
Il sentiero n° 409 in realtà è una mulattiera che si diparte all'altezza di un
ampio tornante nei cui pressi si può parcheggiare l'auto. S'inizia con una leggera discesa, dirigendosi verso est
arrivando, dopo circa un centinaio di metri ad una biforcazione. La stradina,
che continua a scendere, era la vecchia carrabile che saliva dal capoluogo Vilminore e, servite le frazioni scalvine, proseguiva alla volta del paese di
Lizzola, posta oltre il Passo di Manina, ma che, anticamente, faceva parte
della Pieve di Vilminore. L'altra mulattiera, che noi percorreremo, sale verso
sinistra e serviva a collegare il borgo di Designo sia al capoluogo sia a Nona
stessa. Attraversando queste povere casupole, nulla farebbe pensare che un tempo
questo era un centro molto importante, forse più della stessa frazione di Nona.
Dell'antico villaggio non resta molto, perché fu completamente distrutto da un
incendio, alla fine del XVII° secolo, forse per purificarlo dal morbo della
peste.
Dopo l'ultima baita del piccolo borgo segue un tratto in piano da cui si gode
una bella vista dell'imponente parete Nord della Presolana. Attraversata una
valletta e lasciata sulla destra una baita ristrutturata, si comincia a
salire, superando una seconda vallecola. La salita, ora piuttosto ripida, si
snoda fra bei prati, ancor oggi parzialmente falciati. Si oltrepassa una grossa
baita ad un piano recentemente ristrutturata; nelle adiacenze, c'è un
rudere più piccolo che presenta una forma particolare: sul lato Est vi
sono tre aperture alte e strette, a feritoia, frequenti un tempo e oggi scomparse
dall'architettura moderna. Dopo tre tornanti s'incontrano due baite
ristrutturate, di cui una è stata decorata sul lato Sud con un bell'affresco
raffigurante la Madonna; una terza, posta sotto la strada, di piccole dimensioni
è in stato d'abbandono. E', questo, il nucleo di baite denominato Esenne, e siamo
a quota 1555 m
(1). Proseguendo, al secondo tornante, si lascia un'altra baita
recentemente ristrutturata mentre, percorsi altri 50 metri, s'incontrano i
ruderi di un'altra casupola con muri a secco adiacente
alla quale c'è un piccolo recintoun tempo adibito alla custodia delle bestie.
La strada, che ora procede verso NNW, diventa più dolce e attraversa un lariceto oltre il quale, guardando verso NW, si scorge la croce metallica
posta sulla vetta del Monte Sasna. Attraversato il bosco, si giunge ad un altro
nucleo di baite ristrutturate, dove si osserva l'architettura della tettoia in
pietra locale, purtroppo oggi parzialmente scomparsa per le ristrutturazioni in
corso. Completa l'insieme architettonico del luogo un grande recinto in muro a
secco, per raccogliere il bestiame. Questo nucleo rurale, denominato Saline,
posto a quota 1795 metri, con una superficie di quasi cento are e con una
potenzialità di 110 paghe è uno degli alpeggi più belli della Valle. Per l'abbeverata del bestiame sono state ricavate delle grosse pozze che sono
visitabili seguendo la mulattiera verso SE
(2). Per il mantenimento di queste
pozze sono stati tracciati vari canali che raccolgono l'acqua piovana e i
contributi delle piccole sorgenti sparse lungo il pendio, convogliando il tutto
in questi bacini lacustri. Sulla destra delle baite in questione scende una
valletta, con copiosa acqua, che il nostro percorso attraversa, quasi in piano,
dirigendosi verso NE verso le baite di Bellavalle. Giunti sulla
curva che aggira l' ampia costa che scende dal monte, si lascia la mulattiera
che, in piano, conduce all'alpeggio di Bellavalle e si risale la traccia che
solca il pendio. Questo tratto è un po' ripido, ma permette di guadagnare
velocemente quota. Terminata la costa, su una selletta, alla sinistra salendo,
si lascia il rudere di una costruzione. Costruzioni simili sono sparse un po'
ovunque nella vallata e non sono vere e proprie baite ma per le ridotte dimensioni
e l'ubicazione delle medesime, alcuni studiosi, le hanno classificate come
garitte, in altre parole dei posti di guardia per i pascoli oppure, punti di
sosta provvisori usati durante la transumanza. Altri ancora, per le analogie con
alcune costruzioni presenti nella vicina Valtellina e per la posizione, quasi
sempre all'ombra e ai margini degli alpeggi, li classificano come antichi
depositi dei prodotti caseari.
Guardando a destra, oltre la valle formata dalla costa su cui ci troviamo e la
sponda del monte di fronte si scorgono le baite denominate Bellavalle bassa.
Si continua ora in salita, lasciando dopo circa 50 metri, sulla destra, il
rudere di un'altra baita, per continuare poi, con moderata pendenza, superando
sulla sinistra, la strada che conduce alla baita alta delle Saline a quota 1964
m. E', questa, un'interessante costruzione, attualmente ristrutturata, che presenta uno dei pochi
esempi di riparo passivo contro le valanghe esistenti in Valle di Scalve completata
da un recinto (barek) e una pozza per l' abbeverata
delle bestie. Proseguendo sul nostro percorso e affrontati un paio di tornanti,
si nota sulla destra un'altra baita diroccata i cui muri a secco sono formati
da pezzi di siderite, qui è mista a parti di ferro oligisto,
uno dei migliori minerali dalla cui fusione si estrae la ghisa. Altri campioni
di questo minerale, rinvenuti nella zona, e una piccola costruzione a forma
circolare di circa un metro di diametro, adiacente alla baita, simile ai forni di
torrefazione del minerale noti con il nome di "reglane", fanno pensare ad
un piccolo nucleo sorto per lo sfruttamento di una modesta vena di materiale ferroso.
Successivamente, attraversando quasi in piano una vallecola, si lascia, in basso,
sulla destra, una costruzione ristrutturata: baita alta di Bellavalle . Si
riprende ora a salire, percorrendo un dosso con stretti tornanti, non più lungo una
mulattiera ben definita, ma su un sentiero, costeggiando una valletta in cui
alberga una pozza naturale e puntando all'evidente colle in direzione NW. Il
valico, identificabile sulla carta con la quota 2139, conosciuto come colletto
di Bellavalle
(3), mette in comunicazione con la Valbondione ed è una bella
finestra aperta sul pizzo Recastello. Guardando verso Est, destra per chi sale, si nota una traccia
di sentiero che è utilizzata, solitamente per gli spostamenti delle capre.
Per raggiungere la vetta principale del Monte Sasna si segue ora la comoda
cresta in direzione SW, fin quasi a raggiungere la prima cima, che si può
evitare tagliando in piano il pendio sul versante Sud, e arrivando ad un'altra
sella, quotata 2195 m. Il Monte Sasna è infatti composto da due vette, divise da
un'insellatura e collegate da una comoda cresta erbosa. Ambedue le cime hanno
una croce di ferro e le quote sono rispettivamente: 2215 m, la cima segnata
sulla carta topografica come Monte Sasna e 2229 m la seconda vetta, segnata
come punto trigonometrico.
E' consigliabile concludere il giro scendendo al Passo di Manina, quindi,
lungo lo storico sentiero contrassegnato con il numero CAI 408, ritornare all'abitato di Nona.