Sentiero CAI 418
(Piani di Rena - Passo del Valzellazzo)

Aggiornato al settembre 1999
   

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SCHEDA TECNICA:  
Numero CAI: 418
Altre numerazioni: Il primo tratto del percorso coincide con il sentiero CAI 428.
Nome o soprannome:
Partenza: Ponte sul ruscello della Valle dei Teiassi (1620 m).
Arrivo: Passo del Valzellazzo (2088 m).
Dislivello: 468 m
Tempi parziali:  
Tempo totale: ore 2.00
Lunghezza:  
Periodo consigliato: giugno - ottobre.
Difficoltà: E (legenda)
Attrezzatura: Abbigliamento di media montagna.
Note naturalistiche:
 

Morene del quaternario, fioriture d'aconito, con nevi persistenti fino a tarda primavera.

Note tecniche:
 

Il tratto di sentiero nell'ontaneto, molto fitto, a causa della forte umidità è particolarmente scivoloso.

Note storiche:  
Bivi ed incroci:
 

In località Piazze di S. Antonio (circa 25 min. dalla partenza) c'è il bivio dove il sentiero CAI 418 si separa dal sentiero CAI 428.

Superato l'abitato di Schilpario si prosegue lungo l'ex statale del Vivione superando gli ex impianti minerari e giungendo nei pressi della "Baracca Rossa", tipico bar posto all'incrocio con il bivio per la Conca dei Campelli.La località è denominata Cimalbosco e si consiglia di lasciare qui l'auto per proseguire lungo la strada interpoderale dei Campelli. Dopo una breve salita, si arriva ad un'ampia spianata verdeggiante, denominata "Piani di Rena", da dove si diparte il sentiero CAI 418 scendendo verso destra all'altezza di un ponticello che scavalca il torrente, a volte asciutto, che scende dalla "Valle dei Teiassi", e attraversando poi la zona denominata Piazze di S. Antonio. I resti delle morene, depositate dall'antico ghiacciaio che scendeva dalle cime circostanti, contraddistinguono questo tratto formando delle collinette che si superano con comodi saliscendi; tale accumulo di materiale è iniziato circa due milioni d'anni fa ed è terminato approssimativamente diecimila anni orsono. Il luogo è ricoperto da un rado lariceto e da un folto tappeto d'ericacee che solo in brevi spazi pianeggianti tra un rilievo e l'altro lasciano il posto a deliziose radure di chiara natura antropica. Il tratto di percorso in questione coincide con il sentiero CAI 428 (Passo del Vivione - Malga Lifretto).
Dopo circa 25 minuti di cammino, all'altezza di una piccola radura (aia carbonile), si sale verso sinistra, lasciando alle spalle le Piazze di S. Antonio ed il sentiero CAI 428, per proseguire lungo la traccia che s'inoltra in un ontaneto. Questa parte del percorso, costituito da una serie di tornanti, è sempre molto umida, perciò il sentiero è spesso scivoloso e il sottobosco, particolarmente fitto, a volte ostacola il cammino.
Usciti dal bosco d'ontani il paesaggio si apre ed inizia ad assumere un aspetto simile a quello d'alta quota; ciò a causa del clima freddo che caratterizza la zona e che favorisce la crescita di pini mughi e rododendri. Da questo punto si può scorgere, guardando in alto, la nostra mèta: il profondo e ampio intaglio del Passo di Valzellazzo (1).
Continuando a salire s'incontra un ghiaione che va affrontato con strette giravolte, prima spostandosi sulla destra poi attraversandolo completamente verso sinistra, per portarsi nella zona consolidata dalle piante.
Il tratto finale che sale in diagonale verso destra, in direzione del passo, è caratterizzato da un pendio erboso dove in tarda primavera possono essere ammirate delle belle fioriture.
Sebbene la quota sia relativamente bassa, l'ambiente circostante è quello tipico dell'alta montagna poiché l'aria gelida soffiando dal valico, permette al manto nevoso di permanere a volte fino ad estate inoltrata.
Al valico, guardando verso sud, si può osservare parte della bella Valle di Lozio (2) mentre nella direzione opposta, si può ammirare l'alta Valle di Scalve.
La traccia di sentiero, che prosegue in direzione SSE, conduce ad uno stretto intaglio naturale fra la roccia dove s'incontra una croce a testimonianza di una tragedia. Proseguendo lungo questo sentiero si può raggiungere, collegandosi con il sentiero n°6 delle Sezioni CAI della Valle Camonica, la vetta del Cimon della Bagozza. Per il rientro si deve percorrere a ritroso il sentiero effettuato in salita.

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