Sentiero CAI 421
(Schilpario - Passo di Ezendola)

Aggiornato al settembre 1999
   

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SCHEDA:  
Numero CAI: 421
Altre numerazioni:  
Nome o soprannome: "Il Tremendo"
Partenza: Schilpario (1135 m)
Arrivo: Passo di Ezendola (1974 m)
Dislivello: 839 m
Tempi parziali:  
Tempo totale: ore 2.30
Lunghezza:  
Periodo consigliato: giugno - ottobre
Difficoltà: E (legenda)
Attrezzatura:  
Note naturalistiche: Ambiente vario e selvaggio
Note tecniche:


 

Il percorso è da considerare in due tronconi: il primo fino alla baita di Ezendola, molto ripido; il secondo troncone, dalla baita al passo, più agevole ed interessante.

Note storiche:  
Bivi ed incroci:

 

Alla baita di Ezendola incrocia il sentiero CAI 419 (Malga Lifretto - Giovetto di Paline) detto "Sentiero Lungo".

La partenza di questo sentiero è ubicata a Schilpario in località "Paghere", nei pressi dell'omonimo albergo dove è fruibile un ampio parcheggio. Il percorso segue inizialmente il tracciato della pista di fondo, in direzione E (sinistra); e nel bosco non ha punti di riferimento chiari: bisogna quindi prestare molta attenzione a quando s'incontra un masso collocato sul bordo destro della pista di fondo, con contrassegno CAI, che indica l'inizio del sentiero.
In questo primo tratto il nostro percorso coincide con una stradina di servizio ai boschi che va percorsa fino al primo bivio dove bisogna poi svoltare a sinistra; nei pressi di un secondo incrocio la si abbandona per proseguire attraversando una valletta e salendo ancora verso sinistra in direzione E. Dopo soli 40 metri si attraversa una valletta e, passato il ripiano di un'aia carbonile, si prosegue percorrendo una comoda dorsale chiusa fra due piccole valli prive d'acqua. Questa costa è il risultato dell'erosione, operata nei millenni passati dall'acqua che scorreva negli impluvi adiacenti, a danno dei depositi morenici più antichi.
Percorso un tratto ripido si attraversa un impluvio quasi in piano quindi si riprende a salire con stretti tornanti finchè, a circa due terzi di salita, il sentiero è sbarrato da un breve salto roccioso di circa tre metri. Il superamento in questo punto può essere problematico nel caso le rocce siano bagnate perchè diventano scivolose e quindi pericolose. Superato il salto si attraversa nuovamente la valletta con un passaggio pianeggiante per poi riprendere la serie di stretti tornanti. Si costeggia ora la valle fino a sbucare sul pianoro della Conca di Ezendola in un punto caratterizzato da alcuni massi celati da parecchie ortiche e, percorsi circa cinquanta metri verso sinistra, si giunge alla baita di Ezendola (1600 m), nei pressi della quale s'incrocia il sentiero CAI 419. La costruzione è poco più di un rudere ma un piccolo tetto offre riparo in caso di brutto tempo, inoltre nelle vicinanze c'è l'unica piccola sorgente di tutto il percorso.
Per raggiungere il Passo bisogna proseguire in salita seguendo una diagonale, in direzione SE, per attraversare un'ampia conca dominata sulla sinistra dalla Cima di Ezendola, sovrastata da una croce in ferro (2174 m) e di fronte dal versante nord del Monte Sossino.
Terminato il pascolo incominciano i ghiaioni, parzialmente inerbiti, che coronano il versante ovest del Monte Ezendola (1). Poco prima di un ampio tornante, nel centro del ghiaione, si può osservare sulla sinistra, poco sopra il sentiero, un bell'esempio di dolina morenica nota con il nome di "Buca del Diavolo". Si superano altri tre tornanti e al quarto tornante si esce nella conca sassosa del Monte Sossino. Da questo punto si può osservare la montagna in tutta la sua tetra veste, elegante ma selvaggia: qui il monte si presenta con quattro torri distinte che danno l'impressione di quattro cime diverse (2). Sulla sinistra del sentiero è visibile il rudere di una costruzione in pietra e, sempre nei pressi ma sotto il sentiero sulla destra, ci sono altri segni del lavoro e della vita dell'uomo fra cui anche una piccola "garitta".
Si prosegue ora risalendo il pendio che chiude quest'avvallamento, antica sede di un ghiacciaio che fino ad una quindicina di anni fa era ancora occupata da residui permanenti di neve: lo testimonia l'assenza di vegetazione sui bordi inferiori dell'invaso per un'altezza di circa una decina di metri. Dal 1994 si è riformata una giacenza di neve di circa centocinquanta metri quadrati (1950 m) dopo che per parecchi anni non si osservava più nessun accumulo.
Il pendio che caratterizza il tratto finale del nostro sentiero è un dolce ghiaione che va percorso fino in prossimità delle rocce basali del monte. Con un tornante ci s'indirizza verso un caratteristico intaglio nella roccia, chiamato "Scala dell'Ezendola" per la sua particolare formazione, e risalitolo in pochi minuti si guadagna l'ampio passo erboso (1974 m). Il passaggio collega la Valle di Scalve con l'abitato di Borno attraverso la "Malga Valburnega"; oggi il sentiero è di difficile individuazione perché è poco frequentato, anche se segnato con il numero 6 delle Sezioni CAI della Valle Camonica. Dal valico, senza seguire un sentiero obbligato, si possono raggiungere: salendo in direzione E, per circa 20 minuti la vetta del Monte Ezendola (2174 m) oppure salendo in direzione W, e seguendo un percorso un po' più lungo (circa 30 minuti), la cima del Monte Sossino (2398 m).
Per il rientro si consiglia di seguire il tratto di sentiero CAI 419 che dalla Baita di Ezendola conduce alla Valle di Epolo e seguire il percorso contrassegnato con segnavia CAI 422.

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