Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" 1 dicembre 2009
Don Spada, il giornalista con l'intelligenza della fede
Il vescovo a Schilpario per ricordare lo storico direttore de «L'Eco»
Monsignor Lussana: faceva la storia anche con le piccole storie

C'era da aspettarselo comparire tra le brume e la fitta pioggia che ieri coprivano la Valle di Scalve. Passeggiare col breviario lungo le vie di Barzesto, pronto a vincere tutte le partite di carte. È il quinto inverno che monsignor Andrea Spada non c'è più, ci salutava il 1° dicembre 2004. Ma a sentire gli amici, i colleghi, i familiari, i tanti che l'hanno conosciuto solo per fama e non sono voluti mancare a Schilpario per ricordarlo, lo storico direttore de “L'Eco di Bergamo” (dal 1938 al 1989) è più vivo che mai.
Lo dice il vescovo Francesco Beschi, nella Messa solenne concelebrata con altri 11 sacerdoti: dodici come gli apostoli, cui va l'omelia, dedicata in particolare a Sant'Andrea nella festa liturgica del 30 novembre. “Gli apostoli sono comunicatori della fede - spiega monsignor Beschi - e oggi, oltre a don Andrea, ricordiamo altri due sacerdoti, monsignor Arrigo Arrigoni e monsignor Aldo Nicoli, che sono stati conquistati vita, pelle, cuore a tal punto dalla Parola dell'Universo e di Dio, da farli diventare comunicatori, pur nella loro profonda diversità. Perché la Chiesa è chiamata all'unità ma non all'uniformità. Dai piedi al volto la testimonianza di questi sacerdoti è stato il lieto annunzio del bene del Vangelo”. E allora in un tempo in cui “la comunicazione è l'aria che respiriamo”, la responsabilità di “comunicare la buona notizia” e “interpretare con l'intelligenza della fede le provocazioni che di volta in volta il mondo ci sottopone” diventa cogente. “Non ci tiriamo indietro rispetto a questa storia che non vogliamo semplicemente custodire, ma continuare”. Una storia costellata di “belle coincidenze”, ricorda il parroco don Stefano Ravasio: “Don Andrea nacque il 24 gennaio, giorno di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, e fu chiamato dall'alto a impegnarsi al massimo nel compito di direttore, così come noi siamo chiamati non per caso, ma per Sua grazia, a fidarci di Lui come i nostri tre grandi sacerdoti”.
A Schilpario, dove monsignor Andrea Spada nacque nel 1908, il suo ricordo si trasforma in festa. Con le autorità (dal sindaco ai carabinieri) schierate, la “famiglia” de L'Eco e Sesaab in prima fila, le istituzioni presenti. Anche se fa freddo, e nella notte si sono raggiunti i dieci centimetri di neve ora impasticciata dall'acqua incessante. Ci si trasferisce nella casa municipale, dove il tetto nuovo sa ancora di legno. “Essere venuti qui a trovare questa valle in mezzo alle brume, la pioggia e la neve - parla monsignor Leone Lussana, parroco di Torre Boldone ma schilpariese di nascita, chiamato a tratteggiare la figura di don Andrea - è un po' espressione di un carattere che era lo stile di don Andrea e di tutti gli scalvini: una riservatezza e una timidezza che, se scavate, possono portare a galla una grande ricchezza e positività”. Che nel caso di monsignor Spada si traducono “in un'umanità intensa, un'appartenenza a questa terra, una caratura di giornalista e direttore, dimostrata nell'ambito della sua parrocchia, una "parrocchia di carta", da dove, con sguardo aperto sul mondo, si raccoglievano le storie grandi e quotidiane. Perché si può fare la storia anche attraverso le piccole storie, si può fare cronaca anche con le cose più semplici”. Rapportandosi ai “grandi” (si è parlato del suo rapporto con Papa Giovanni XXIII e don Primo Mazzolari) e ai “piccoli”: dai dipendenti, come gli autisti e i fattorini, ai collaboratori-amici, come Renato Possenti, per decenni alla guida della pattuglia dei cronisti de “L'Eco”, e Sandro Vavassori, già vicecaporedattore. Una capacità unica di essere attenti alle persone, coniugando il compito di giornalista con l'intensità di essere sacerdote, “sempre alla ricerca del bene alla luce del Vangelo, che è il riferimento forte per la nostra testata provinciale”. “Di Spada - interviene monsignor Arturo Bellini, presidente della Fondazione "Don Andrea Spada" - ho sempre ammirato il suo essere, sentirsi prete. Don Andrea è stato soprattutto sacerdote di Cristo e della sua Chiesa di Bergamo”. Grande per le sue qualità, e vivo anche nei suoi difetti.
Benedetta Ravizza

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