Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" 5 agosto 2009
Monsignor Francesco Panfilo, bergamasco, per 32 anni nelle filippine, ricorda la presidente scomparsa
“Cory Aquino tra i miei studenti a parlare di pace”

“Era venuta a trovare i nostri studenti per raccontare dell'assassinio del marito Benigno Aquino, capofila dell'opposizione al dittatore Ferdinando Marcos. I ragazzi le avevano chiesto di proseguire la battaglia per la democrazia avviata dal consorte ma lei aveva scosso la testa. Non ci pensava neanche: aveva passato la vita a fianco del padre dei suoi cinque figli in politica e non intendeva andare avanti, soprattutto dopo la sua morte. Così poi - per fortuna - non è stato e grazie a lei le Filippine hanno conosciuto la democrazia”.
A ricordare la leader filippina Cory Aquino scomparsa dopo una lunga battaglia contro il tumore al colon, è monsignor Francesco Panfilo, da 12 anni missionario in Papua Nuova Guinea e prima, per 32 anni, a Manila, nelle Filippine. Proprio durante la sua missione nel Paese asiatico ha avuto modo di conoscere e incontrare più volte la donna che ha portato la democrazia nell'arcipelago del Sud Est asiatico.
UN MILIONE DI FIRME
“Per rispondere alle continue pressioni della gente che chiedeva la sua candidatura - ricorda ancora monsignor Panfilo, 66 anni, in questi giorni in visita nella sua Val di Scalve direttamente da Alotau, dove è presidente della Conferenza episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone - aveva buttato lì che avrebbe corso alle elezioni solo se venivano raccolte un milione di firme a suo sostegno. E in men che non si dica la cifra è stata raggiunta e lei non ha potuto fare a meno di scendere in politica. Pur avendo vinto le elezioni però pagò il controllo del dittatore Marcos sul Parlamento. Fu necessaria una rivoluzione pacifica dei suoi sostenitori per portarla effettivamente al governo”.
NON PIACEVA AI MILITARI
Era il 1986: il dittatore Marcos non aveva più l'appoggio degli Stati, Uniti e il regime era ormai agonizzante. Fu così che, con l'appoggio dei militari, Cory Aquino divenne presidente fino al 1992. “Eppure ai militari - sorride monsignor Panfilo - di obbedire a una donna non andava molto a genio”.
L'OMAGGIO DI TUTTI
“Quello che mi colpisce di più in queste ore è che anche gli oppositori politici di Cory Aquino - riflette ancora il missionario bergamasco -, quelli che hanno contribuito ad alimentare ben sei golpe per destituirla durante il suo mandato, hanno reso omaggio alla salma e hanno ammesso l'importanza politica del suo governo per il Paese. E’ il segnale che la democrazia ha vinto sulla dittatura”. Tanti i ricordi di monsignor Panfilo di quegli anni trascorsi in missione e gli incontri con la presidente tanto amata dai filippini. Dall'abito nero a lutto indossato nel 1983 per i funerali del marito Benigno, per il quale mise da parte i suoi studi in matematica e i titoli conseguiti negli Stati Uniti e in Francia, per fare la moglie e la madre. Lei, sesta di otto figli, appartenente a una grande famiglia di impresari nel commercio delle canne da zucchero nelle Filippine. Poi la morte del marito, impegnato politicamente. contro il regime dittatoriale, la discesa in politica, le battaglie cattoliche contro l'Onu e i finanziamenti per le pratiche di controllo delle nascite.
LA SUA GRANDE FEDE
“Era sorretta da una grande fede - ricorda monsignor Panfilo -, di questo sono certo, ed ebbe sempre l'appoggio della Chiesa che apprezzò la sua integrità d'animo. La sua era una presidenza per il bene del popolo e della gente. Senza macchia o interessi personali”.
Sempre Corazon Aquino accettò l'invito di don Francesco Panfilo per la festa del centenario di don Bosco nel 1988 e abbracciò quegli studenti che per primi l'avevano incoraggiata a spendersi in politica.
“Oggi sono insegnanti spiega don Panfilo - ma emigrano all'estero per mantenere i propri figli e i nipoti. La povertà nelle Filippine è ancora tanta, anche se la situazione socio economica è molto migliorata”. Dopo la presidenza di Cory Aquino infatti il cammino della democrazia è proseguito. E la leader filippina ancora una volta si è ritirata a vita privata. Anche se in alcuni casi non ha smesso di denunciare ingiustizie e illegittimità. “Come per esempio durante il governo del generale Fidel Ramos, suo ministro della Difesa, che cercò di cambiare la Costituzione. Oppure dell'attore Joseph Estrada arricchitosi alle spalle del Paese. E infine della vicepresidente e poi presidente Gloria Arroyo che anche negli ultimi mesi, ha tentato di cambiare la Costituzione per prolungare il suo mandato. Corazon era già gravemente malata ma dal letto di ospedale ha fatto sentire ancora la sua voce”.
Mentre le Filippine sventolano i nastri gialli simbolo della rivoluzione pacifica di Cory Aquino e la gente si affolla in queste ore alla De Salle Catholic School dove è composta la salma che sarà poi sepolta al Manila Memorial Park a fianco di quella del marito, monsignor Panfilo ricorda ancora “quella donna alla guida di un Paese capace di trascorrere qualche ora tra i suoi ragazzi delle baraccopoli di Manila, quelli che ha avuto sempre davanti agli occhi nel suo governo di pace”. Per loro la•leader del “People power”, sarà sempre e soltanto “zia Cory”.
Elena Catalfamo

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