Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" lunedì 9 marzo 2009
“L'orso JJ5 pericoloso? Convivenza possibile”
L'esperto Meriggi sta valutando il rischio sulle Orobie
“Il plantigrado non è un cacciatore, ma un raccoglitore”

Alberto Meriggi, zoologo, ricercatore del Dipartimento di Biologia animale dell'Università di Pavia, è un esperto di pianificazione faunistica e da anni collabora con Province, Regioni e Parchi italiani. Per il Parco delle Orobie bergamasche sta conducendo uno studio sui lupi (tornati a popolare le nostre Prealpi) studio che, con l'arrivo di JJ5, si è esteso anche agli orsi.
Professor Meriggi, è presumibile che JJ5 si sia svegliato dal letargo?
“La durata del letargo di un orso dipende dalle condizioni climatiche. Normalmente inizia in novembre per concludersi alla fine di febbraio ed è un letargo vero e proprio durante il quale l'animale non si muove dalla tana e non mangia; può accadere che si risvegli e faccia piccole uscite, ma sono casi sporadici. Le tracce trovate in quota, se sono di JJ5, possono significare che si è rimesso in moto e sta andando alla ricerca di cibo”.
In sei mesi avrebbe ucciso 120 pecore e distrutto sei arnie, basta a definirlo un orso problematico?
“Siamo a metà della complicata scala messa a punto dalla Regione per definire la problematicità di un orso. Quindi, allo stato attuale, JJ5 non è da ritenersi problematico. Si comporta da orso a tutti gli effetti. Il suo comportamento è selvatico, non mi risulta abbia compiuto predazioni vicino ai centri abitati e non è facile vederlo. Va ricordato che l'orso non è un cacciatore, come il lupo, ma un raccoglitore. Si ciba principalmente di insetti, frutti e carcasse di ungulati selvatici. Certo, la presenza sul territorio di animali d'allevamento poco controllati è un'occasione, ma la predazione resta un evento eccezionale per i plantigradi”.
C'è chi dice che JJ5 ha preso dalla mamma, un'orsa slovena introdotta in Trentino e piuttosto intemperante.
“Un orso maleducato? Non scherziamo, non si tratta di tendenze trasmissibili geneticamente”.
La Regione ha annunciato stanziamenti per difendere gli allevamenti di api, ovini e bovini. Si parla di reti elettrificate e interventi di dissuasione. Crede possano servire?
“Sono interventi utili solo se mirati. Tutti gli allevamenti delle Orobie non si possono certo proteggere, va fatta una valutazione del rischio, ed è proprio quello che stiamo facendo”.
In cosa consiste lo studio avviato dal Parco delle Orobie in collaborazione con l'Università di Pavia?
“Si tratta di analizzare chi ha subito attacchi e chi no, per stabilire, attraverso elaborazioni statistiche, un modello preventivo del rischio di danneggiamento. Una volta individuati, i soggetti più esposti otterranno risorse finanziate che gli consentiranno di mettersi in sicurezza. Col passare del tempo il modello andrà poi incrementato”.
Convincere gli allevatori ad avere pazienza sarà difficile. Loro chiedono che l'orso venga allontanato.
“Non è una soluzione. Prima o poi ne arriveranno altri. La ricolonizzazione dei grandi predatori sulle Alpi va accettata. Lupi e orsi sono tornati a popolare le nostre montagne, arroccarsi su posizioni obsolete è sbagliato”.
E’ proprio convinto che la convivenza con JJ5 sia possibile?
“Convinto, e dirò di più. Il modello che stiamo mettendo a punto, che prevede incentivi preventivi, sarà conveniente per tutti gli allevatori, anche quelli che non hanno subito danni reali. Se la predazione avverrà, andranno alla pari con le perdite subite, in caso contrario ci guadagneranno”.
Che fare ora, in attesa che il vostro studio sia pronto?
“Tenere monitorato l'animale e gli eventuali danni. Ci vuole la collaborazione di tutti, le segnalazioni devono essere tempestive. Il nostro studio sarà pronto entro la fine dell'anno, quando JJ5, se non si sarà trasferito altrove, tornerà in letargo”.
Più di un sindaco delle alte valli ha espresso il timore che JJ5 finisca male, ucciso da qualche “testa calda”.
“Il rischio c'è, ma ucciderlo non risolverebbe certo il problema”.
Camilla Bianchi

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