Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" 13 marzo 2009
Il progetto – Per tre mesi all’anno la piazza, il municipio e la frazione Valle sono eclissati dal massiccio della Presolana
Colere, uno specchio per portare il sole
Un pannello riflettente in località Costa illuminerà il paese in inverno. Ma servono 100 mila euro

della luce per ottantaquattro giorni all'anno. Dal 7 novembre al 7 febbraio, quando i raggi vanno e vengono dal sagrato della chiesa di San Bartolomeo, “meridiana” di riferimento. Troppo rispettosi, questi scalvini, per infrangere l'ombra imposta dal massiccio della Presolana. Troppo poveri, per festeggiare come un evento il 15 febbraio, quando “E San Faustì al sul al sima fò tucc i alsilì” (a San Faustino il sole supera tutte le creste). Ma i tempi sono cambiati, anche qui dove il tempo scorre ancora lento. E allora perché continuare a stare peggio quando si può stare meglio. Perché continuare ad avere fino ad aprile la brina sui vetri e il mader, il ghiaccio duro, sui tetti, l'insalata pronta negli orti con mesi di ritardo.
L'AMICIZIA CON VIGANELLA
Il sindaco, e presidente della Comunità montana, Franco Belingheri, studia e ristudia, leggi e rileggi, ha detto basta. Ha preso sei dei suoi consiglieri ed è andato a trovare il collega Pierfranco Midali, primo cittadino di Viganella, paese di 200 anime in provincia di Verbania, diventato famoso in tutto il mondo per il suo “specchio”. Una lastra di acciaio inox di 40 metri quadri, che a 1.100 metri di quota riflette il sole e lo proietta sui 250 metri quadri della piazza comunale, altrimenti “eclissata” dalle montagne. “Si può fare anche da noi, a Colere”, è convinto Belingheri.
E i tecnici, in attesa del sopralluogo in valle, programmato per l'inizio della primavera, per ora gli hanno dato ragione. “Le caratteristiche di Colere sembrano ottimali, anche se poi andranno verificate sul posto”, conferma l'ingegner Marco Barlocco, progettista della Rev srl Soledoppio House di Albisola (Savona), società che ha l'esclusiva per questo tipo di impianti, inizialmente utilizzati per illuminare gli imbocchi delle gallerie autostradali tra Liguria e Piemonte. Quali sono i tempi e i costi? “Dipende dai contesti, nei casi più semplici i tempi sono stringati, comunque si va dai 60 ai 120 giorni - risponde Barlocco -. La spesa è correlata alle dimensioni della superficie riflettente dei pannelli, che è di acciaio inox o alluminio lucidato: si va dai più piccoli per l'utilizzo domestico, dotati di motori elettrici, ai più grandi di 40-50 metri quadri, che costano sui 100 mila euro, sono movimentati con pistoni idraulici e guidati da un Plc (controllore logico programmabile)”.
Gli scalvini si sono portati avanti e hanno già individuato una possibile localizzazione. Neanche a farlo apposta vicino alla zona detta Strinade, probabilmente perché “strinata dal sole”. “In località Costa, tra le contrade di Valzella e Magnone, a circa 1.200 metri. Da qui, dove batte il sole, i raggi si possono proiettare sulla piazza e il municipio, o sulla frazione Valle, che resta al buio anche per quattro mesi all'anno”, spiega meglio Fortunato Piantoni.
IL PROGETTO SCALVINO
L'ex vigile urbano di Colere in pensione, ora consigliere comunale e della Comunità montana, è uno dei superappassionati al progetto. “Finora abbiamo sempre accettato che la natura facesse il suo corso così - dice - ma perché non cambiare, se si può state tutti un po' meglio? Un ambiente più luminoso e più chiaro rende le persone più disponibili, fa stare meglio fisicamente e psicologicamente. Il mader (ghiaccio), in certi periodi, non si spacca nemmeno col martello”.
Lo “specchio” sul modello di Viganella sembra quindi una soluzione a portata di mano. “E’ un'avventura percorribile”, sostiene Belingheri. A Colere, infatti, ci sarebbero meno difficoltà che a Viganella, dove è servito l'intervento dell'elicottero per la posa del sistema (“In località Costa c'è una strada interpoderale che facilita manutenzione e installazione”) e si è ottimisti anche sui finanziamenti (servono circa 100 mila euro). “Contiamo sul coinvolgimento di sponsor privati - precisa il sindaco di Colere -, ma anche sulla sensibilità della Regione, attenta, con i finanziamenti, ai territori periferici montani”. E Piantoni guarda già più in là: “Nei mesi di inattività, lo specchio potrebbe servire per produrre energia pulita”.
Benedetta Ravizza

Contro il buio
Sedrina pensò di abbassare la montagna

Sono molti, in Bergamasca, i paesi montani che restano al buio per gran parte dell'inverno. Oltre a Colere, sono Drezzo di Gazzaniga, Valbondione, Valtorta e Lenna, oltre alla Valvertova. Ognuno con i suoi usi e costumi, con i suoi detti e le sue tradizioni, per superare i mesi più rigidi e festeggiare il ritorno della luce.
Ma nel 2004, fu soprattutto il caso di Sedrina ad avere un'eco mediatica non indifferente. Il centro del paese, infatti, resta all'ombra e al freddo da novembre a metà febbraio, perché i raggi del sole non riescono a superare il Còl di Gerbi. Cinque anni fa, quindi, una delle proposte elettorali fu quella di abbassare la montagna per fare arrivare il sole anche d'inverno. Un'ipotesi archiviata, per poi tornare in auge nel 2008, quando il sindaco Agostino Lenisa parlò di “due aziende, una bresciana e una milanese, interessate all'idea di cavare marna dalla montagna che sovrasta il paese. Intervento che consentirebbe ai raggi del sole di raggiungere il capoluogo nei mesi più freddi”. Da allora, però, è rimasta lettera morta.
Più soft l'intervento messo a punto a Viganella, piccolo Comune della Valle Antrona, trasversale della più nota Valle d'Ossola, trenta chilometri prima di Domodossola. Qui, unico caso al mondo, è stata utilizzata una “parabola riflettente” di 8 metri di larghezza e 5 d'altezza per portare il sole sui 250 metri quadri di piazza comunale, altrimenti destinata a restare al buio d'inverno. Il dislivello tra lo specchio e la piazza è di 481 metri, mentre la distanza inclinata è di 874. Il “sole” artificiale è motorizzato per seguire il moto del sole naturale, è dotato di sistema autopulente e nei mesi di stand by viene coperto e mimetizzato con un tela protettivo. La Valle di Scalve, in particolare Colere, è pronta per “copiare” il modello piemontese, è infatti già in contatto con i progettisti della Rev srl Soledoppio House di Albisola (Savona) che hanno l'esclusiva per questi impianti che hanno un'intelaiatura d'acciaio su cui vengono fissati superfici riflettenti di acciaio inox o alluminio lucidato.

L’Intervista - Il sindaco di Viganella (Verbania) fu il pioniere. E’ originario della Val Brembana
“Avere più luce fa bene all'umore del paese”

“È il romanticismo di questa storia ad aver conquistato il mondo. Come Prometeo rubò qualche favilla per donarla agli uomini, noi abbiamo rubato i raggi del sole per donarli a un villaggio”. Sarà la poesia dei luoghi in cui abita ad aver ispirato il ferroviere Pierfranco Midali, sindaco di Viganella (Verbania), paese di neanche 200 anime a metà della Valle Antrona (perché stretta e foca), e promotore dello “specchio”, unico nel suo genere, che dal 2006 illumina la piazza comunale, altrimenti al buio da novembre a febbraio, oscurata dalle montagne. L'inaugurazione del marchingegno resta indimenticabile nella storia personale del sindaco (il cognome ne tradisce le origini bergamasche: il papà era di Trabuchello, frazione di Isola di Fondra), oggi alla scadenza del secondo mandato e quindi non più rieleggibile, e di questo pugno di case: arrivarono persino le telecamere della Cnn e di Al Jazeera.
Sindaco come le è venuta l'idea di portare artificialmente il sole sulla piazza?
“Era il 2000, un anno dopo la mia prima elezione, e si stava rifacendo la piazza del Comune. Sulla facciata del municipio chiesi di disegnare una meridiana; con una linea spezzata, però, tra novembre e febbraio, perché non c'era il sole. Tant'è che oggi la parte invernale è tratteggiata con la scritta "sine sole". Da lì iniziarono le prime discussioni tra me e l'architetto incaricato dei lavori, coinvolgendo poi degli esperti”.
Quanto ci volle poi per realizzare lo specchio?
“Il progetto nasce nel 2005 e viene realizzato nel 2006, il tempo di trovare i finanziamenti per sostenere la spesa che è stata di 99.900 euro, Iva inclusa”.
I suoi cittadini le diedero del visionario?
“All'inizio l'idea poteva sembrare balzana, e c'era un certo scetticismo. Ma è il bello della storia, c'è chi ci crede e c'è chi no. La maggior parte della gente, però, è stata d'accordo sin da subito”.
Più che resistenze, quindi, ha incontrato difficoltà operative?
“Certo l'installazione non è stata semplice. Lo specchio di 11 quintali e 40 metri quadri è stato posato da un elicottero a 1.100 metri di quota”.
E adesso che lo specchio c'è, tutti contenti?
“Il sole riflesso non scalda, ma certamente dal punto di vista psicologico più luce ha fatto bene a tutti. Senza contare l'impatto turistico e l'eco mediatica dell'operazione, che ha attirato le televisioni di tutto il mondo e ha permesso di allacciare relazioni internazionali. È un'esperienza che rifarei altre cento volte”.
Ci sono stati problemi di manutenzione?
“Lo specchio è motorizzato per seguire il moto del sole e dotato di sistema di lavaggio automatico. La manutenzione annuale costa meno di una lavatrice e il sistema consuma meno di quanto fa un elettrodomestico in casa. A tre anni dalla posa, ci si può fare la barba tanto è lucido e pulito”.
La ritiene un'esperienza ripetibile a Colere?
“Con Colere c'è stato uno scambio cordiale. Nelle pubbliche amministrazioni di montagna il confronto è sempre importante. Ben venga, quindi, se la nostra esperienza può essere utile anche in Valle di Scalve. Come noi prenderemo spunto da loro per le iniziative che riguardano i Parchi”.
B. R.

E il Carlo rubò i raggi con un'anta e il termometro
Trent'anni fa il primo esperimento del titolare della “Locanda”. Ma non gli cedettero

COLERE Il Carlo, all'anagrafe Bettineschi Giuseppe, classe 1929, lo incontri che torna dalla passeggiata mattutina. Dondola sulle gambe ricurve come legno di tasso. Di solito è schivo, soprattutto con la gente di città, ma oggi è in luna buona e racconta.
Il sole d'inverno a Colere, per la prima volta, lo portò lui. Trent'anni dopo la storia gli ha dato ragione, ma allora tutti lo presero per farlocco. Correva l'anno 1978, era febbraio, buio e freddo in quella parte del paese. E il Carlo decise che era giunto il momento di passare dalle parole ai fatti. Il nostro Archimede il pallino per la fisica ce l'aveva sempre avuto, ma le formule mica le aveva imparate sui libri, piuttosto spezzandosi la schiena sulle dighe e nei boschi in Svizzera. Peccato che gli avventori della “Locanda” - il ristoro vicino al municipio e alla piazza, che ora ha le serrande abbassate e che prima di lui aveva gestito la madre - non lo prendessero sul serio, e attorno al bancone lo punzecchiassero sulle sue teorie.
Ma sfida un giorno, sfida due, il Carlo ci prova. Sale in casa, stacca un'anta dall'armadio, quelle che dentro avevano lo specchio, e dice all'amico Falia: “Tu stai qui, fuori dal bar, tieni questo termometro in mano che io salgo alla contrada Magnone, dove c'è il sole”. Su su, ottocento metri di dislivello fino alla Costa, per catturare i raggi sopra la Presolana, spedirli giù fino alla colonnina di mercurio e dimostrare che il sole sulla piazza si poteva portare. E con la luce il calore. Il primo tentativo è allo spuntone degli Abati, la roccia sopra Valzella, ma la traiettoria non è quella giusta. Ecco allora che il Carlo si sposta, in cima al crinale sembra un vetrino impazzito a chi lo osserva dal basso. Finché c'entra il punto giusto, al Campilì: il sole riflette sullo specchio e colpisce il termometro del Falia, che sale di un grado. E’ una festa. Il Carlo ce l'ha fatta. “Io ripeto il sole”, grida, correndo giù a perdifiato. Ma resta un genio incompreso. Di specchi, sul costone, ne mise altri. Ma non si sa se per gioco o per dispetto, andarono in frantumi sotto i colpi dei pallettoni.
“Non l'avete voluto, Colere resterà senza sole”, disse allora come un anatema e ripete ancora oggi, indicando i luoghi del suo esperimento riuscito e la diffidenza del paese. Che sembra ancora immutata, conservata da questi metri di neve che fa fatica a sciogliersi. Per strada, infatti, una signora di “parabole” per la luce artificiale non ne vuole sapere. “Guai a òter se fa venir ol sul a Colere”, ammonisce piuttosto risentita. E’ l'eterna lotta tra il sole del progresso e il buio delle radici, quelle stanno sotto terra.
Be. Ra.

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