Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" domenica 18 ottobre 2009
Piantoni torna a casa. Il corpo recuperato dai compagni di cordata
Shisha Pangma: risaliti a quota 6 mila, trasportato sulle spalle
“Viaggio diventato odissea”. Il via dopo l'appello della madre

Roby Piantoni tornerà a casa. Le spoglie dell'alpinista di Colere, rimasto vittima di un incidente sulle pendici dello Shisha Pangma nella notte tra mercoledì e giovedì, sono state recuperate ieri in una giornata che descrivere come un'odissea per quanti se ne sono occupati non è affatto esagerato.
Sei ore a pestare ghiaccio e neve, poi le delicate operazioni per sottrarre il corpo al crepaccio in cui era stato adagiato, e infine un nuovo calvario a ritroso, questa volta con un peso che sulle spalle non avresti mai voluto avere e nel cuore una stretta difficile anche solo da immaginare. Perché tornare là dove avevi già sepolto un amico per venire poi a riprendertela non è decisamente una passeggiata. Ci devono essere ragioni in grado di vincere il grande dolore e le tante difficoltà pratiche. A Marco Astori, Yuri Parimbelli e Adriano Greco, i tre compagni di Piantoni che ieri assieme a Jean Troillet e ad alcuni altri scalatori della spedizione spagnola di Edurne Pasaban “Al filo de lo imposible” sono saliti fino a quota 6 mila, è bastato l'appello di una madre affranta, il grido di dolore che da Colere è giunto fin sulle pendici della montagna tibetana. E così, ieri all'alba, il gruppo è partito dal campo base per far ritorno all'avanzato solo in serata. A complicare il tutto ci si è messa anche l'impossibilità di utilizzare lo yak (animale da soma tipico delle regioni himalaiane) messo a disposizione dagli spagnoli proprio per trasportare il corpo di Roby, a causa di alcune prescrizioni di carattere religioso: non è rimasto dunque che sollevare di peso le spoglie e portarle in spalla per l'intero tragitto. “Li ho sentiti un paio d'ore fa - spiegava nel pomeriggio Ennio Spiranelli, alpinista di Nembro che tiene i contatti con il gruppo - erano molto provati anche fisicamente. Sono riusciti, tra mille difficoltà, a raggiungere il campo base avanzato e ora stanno organizzando il resto del trasferimento”. “In pratica - aggiunge lo scalatore bergamasco Simone Moro che, assieme a Manuel Lugli, titolare dell'agenzia Il nodo infinito, sta cercando di dare una mano ai colleghi in Tibet - il problema degli yak verrà risolto con una squadra di otto portatori che è già partita da Nyalam, il primo villaggio che si incontra scendendo la valle: arriveranno al base domani (oggi per chi legge, ndr) e lunedì dovrebbero ripartire; se tutto andrà per il verso giusto martedì o mercoledì il gruppo potrebbe essere a Kathmandu”.
Quindi il rientro in Italia: le difficoltà burocratiche e in particolare quelle del passaggio dal Tibet al Nepal, sembrerebbero ormai superate, resta da considerare l'eventualità di cremare il corpo dell'alpinista di Colere già nella capitale nepalese. Tutte questioni che verranno affrontate nei prossimi giorni. La fase più delicata, almeno per ciò che riguarda il recupero delle spoglie di Roby, sembrerebbe già superata. Grazie al grande cuore e al coraggio dei suoi compagni e amici.
Emanuele Falchetti

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