Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" giovedì 19 febbraio 2009
“Comprensori sciistici, piano ridotto ma va avanti”
La Provincia: contenuto l'ampliamento del demanio sciabile
La Val di Scalve: vogliamo continuare a vivere nei nostri paesi

Sì all'attenzione all'ambiente. Ma senza dimenticare le esigenze della gente di montagna. E senza rinunciare a dare corso con opportuni correttivi - alla variante al Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) che riguarda il progetto strategico per lo sviluppo integrato e il collegamento del comprensorio sciistici della Valle Seriana superiore e della Val di Scalve.
È la posizione della Provincia al termine del confronto con le associazioni ambientaliste, gli amministratori locali e i responsabili degli impianti avvenuto martedì in via Tasso. La situazione non è comunque semplice. Numerose le osservazioni presentate, e un esame attento richiede tempo. Spiega l'assessore provinciale all'Urbanistica Guido Fornoni: “I tecnici, e ricordo che per questo studio abbiamo coinvolto esperti dell'Università di Bergamo, le stanno esaminando, e tutte riceveranno risposte puntuali. Mi auguro che si arrivi all'approvazione del progetto con una soluzione condivisa, salvaguardando la sostenibilità economica, sociale e ambientale”.
Fornoni respinge le accuse mosse al progetto: “Non ci occupiamo solo dello sci, sono previste 13 azioni che contemplano anche alberghi, sentieri, piste ciclabili”. Il progetto rispetto all'ipotesi iniziale è stato comunque ridimensionato: se prima prevedeva un aumento del demanio sciabile del 35%, nell'ultima versione ne prospetta una diminuzione dell'8%. Saldo che deriva dall'aumento del 17% per legare i comprensori combinato a un “taglio” del 25% di altre aree non strategiche. “Ma questa soluzione non soddisfa gli amministratori” aggiunge Fornoni. I tempi per arrivare a una chiusura non sono certi: un mese, forse due.
Equilibrata la posizione del Cai di Bergamo: “Molte osservazioni - spiega il presidente Paolo Valoti - tendevano ad evidenziare particolarità che già i documenti della Provincia contenevano. Certo, serve attenzione alla compatibilità tra i nuovi impianti e l'ambiente in cui si collocano, e all'interazione con i sentieri esistenti. Quel territorio inoltre presenta criticità dal punto di vista geologico e idrogeologico. D'altra parte noi, appassionati di montagna, investiamo tutto su di essa: il nostro patrimonio di rifugi e sentieri ma anche, in provincia, il lavoro gratuito di 10 mila persone. E ci crediamo, vogliamo sostenerla e valorizzarla. Siamo aperti ad un ascolto appassionato e a un dialogo paziente, perché si arrivi alla soluzione migliore per tutti”.
Esprime maggiori preoccupazioni il Wwf di Bergamo: “Non abbiamo visto l'ultima versione della variante, che ora è diventata una "revisione" del demanio sciabile - afferma Mario Zamboni -. Mi auguro comunque che non si arrivi a una conclusione senza un'adeguata valutazione ambientale, altrimenti siamo pronti a dare battaglia. Non condividiamo il modo in cui il progetto è stato portato avanti: su una zona di alto valore come questa non si può procedere solo in base a considerazioni economiche. Riteniamo inoltre che gli impianti da soli non bastino per potenziare l'attrattiva turistica. Serve ben altro. Questo progetto così non va bene, se dovesse essere approvato avvieremo una procedura d'infrazione davanti al Parlamento europeo”. L'impegno di amministratori ed enti locali, dall'altra parte “è quello di vivere la montagna tutto 1'anno - ribadisce Franco Belingheri, presidente della Comunità montana della Val di Scalve -. Non è vero che ci concentriamo soltanto sugli impianti. In pianura c'è chi risponde alla crisi in atto costruendo un centro commerciale attaccato all'altro, noi ragioniamo in maniera diversa. E se la montagna è bella è merito anche e soprattutto della gente che ci vive. Anche noi desideriamo che gli impianti sciistici siano realizzati senza compromettere il territorio, che è una risorsa e tale deve restare. A questo proposito ho chiesto agli enti che poi dovranno dare le autorizzazioni di includere l'obbligo ai gestori, anche con il vincolo di una fideiussione, di recuperare le aree dove gli impianti non dovessero più essere utilizzati. Ma desideriamo che ci sia data la possibilità di continuare a vivere nei nostri paesi”. Sulla stessa linea Benvenuto Morandi, sindaco di Valbondione: “Non è giusto - aggiunge - che aumento e riduzione del demanio sciabile siano fatti tracciando righe sulle carte. Bisognerebbe prima confrontarsi con gli enti locali. Adesso per esempio per ridimensionare i numeri si stanno escludendo tra gli altri il demanio sciabile di Ardesio e quello della Val Sedornia che potrebbero rientrare nel comprensorio e costituire un collegamento prezioso dalla bassa all'alta montagna, offrendo anche la possibilità di alleggerire l'impatto ambientale sui paesi che si trovano in quota. Per di più adesso si sta parlando solo di demanio sciabile, cioè di terreno sul quale potenzialmente si può sciare, e non degli impianti, che saranno progettati, valutati uno per uno e realizzati solo successivamente. Bisogna continuare su questa strada perché è l'unica per valorizzare la montagna”.
Sabrina Penteriani

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