Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" 26 ottobre 2009
“Guardaci da lassù”
Folla per l'addio a Roby
A Colere l'ultimo saluto all'alpinista morto in Tibet
Oltre duemila in corteo. Gli amici: era straordinario

COLERE L'urna con le ceneri di Roby è lì, nella villetta di via Torcola. La casa della famiglia Piantoni. È di legno il vaso che raccoglie le ceneri del grande alpinista che ora tutta la valle piange: la decorano tante piccole bandiere, come quelle che in Tibet, mosse dei venti, innalzano preghiere al cielo.
Le ceneri di Roby Piantoni sono state portate a Colere sabato dai compagni di cordata Marco Astori, Yuri Parimbelli e Adriano Greco. Gli stessi amici che hanno vissuto con lui l'ultima scalata e la tragedia che il 15 ottobre ha ucciso l'alpinista colerese. Marco, Yuri e Adriano hanno recuperato il corpo fra i ghiacci tibetani dello Shisha Pagma, hanno assistito alla cremazione dei poveri resti a Kathmandu. E hanno accompagnato Roby nel suo ultimo viaggio verso casa, accolti a Malpensa, all'arrivo in aeroporto, dalle sorelle dell'alpinista Denise e Sarah.
Da sabato, quando l'urna vi è stata portata, nella casa via Torcola si è intensificato il via vai di persone, di amici, di chi semplicemente ha voluto rendere omaggio a Roby magari senza averlo mai conosciuto di persona. Poche parole commosse, una stretta di mano, un abbraccio forte: così un po' tutti hanno cercato di essere vicini alla famiglia, alle sorelle ma soprattutto a mamma Fulvia per la quale si è rinnovato un dolore lacerante, già vissuto il 17 luglio 1981. Allora suo marito Livio, trent'anni, guida alpina, mentre stava coronando il sogno di conquistare la vetta del Pukajrca Central nelle Ande peruviane, aveva perso la vita travolto da una valanga insieme a due compagni di cordata: Nani Tagliaferri e Italo Mai. Ora Colere rivive la tragedia e si stringe attorno alla famiglia rendendo omaggio al “suo” Roby. Ma nel dolore non è solo la valle di Scalve, bensì tutto il mondo alpinistico bergamasco e lombardo: Piantoni era stimato, soprattutto dai giovani, per la sua serietà professionale, per la sua cordialità, per la sua onestà. “Era solare - ricorda la sorella Denise - allegro, sempre pronto alle battute. Era un po' timido e schivo, ma noi montanari siamo tutti così. Quando però prendeva confidenza, nessuno più lo teneva. Prima di ogni sua spedizione gli sussurravo all'orecchio: stai attento, mi raccomando. Mi rispondeva: certo! E si allontanava subito per non far trasparire la sua commozione”. Aggiunge Giovanni Bettineschi, presidente di Promeventi e da sempre amico di Roby: “Era sereno, lo ricordo in Presolana, con l'amico Simone Moro, durante le sue prime ascensioni. Con lui ne 2003 ho scalato lo spigolo Nord della Presolana: era straordinario, trasmetteva sicurezza anche nei passaggi più problematici”.
Sono state oltre duemila le persone che ieri hanno dato a Roby Piantoni l'ultimo saluto durante i funerali, riempiendo fin quasi a farla straripare la chiesa parrocchiale di Colere. La concelebrazione è stata presieduta dal parroco, don Fabio Trapletti, che durante l'omelia ha espresso il dolore di tutti, ma anche la speranza: “In momenti come questi - ha esordito ;-le parole non servono, non consolano. E’ bene starcene in silenzio, pregando il Signore perché aiuti i familiari del defunto a trovare conforto. Ringraziamo i compagni di cordata, tutti coloro che si sono impegnati per riportare a casa Roby. Ricordiamo il suo sorriso, la sua onestà, il suo altruismo: prima di ogni spedizione raccoglieva fondi per aiutare i bambini nepalesi. Anche le offerte di oggi serviranno a questo scopo”.
I coleresi, gli abitanti della valle e tantissime persone legate al mondo della montagna sono giunte da tutta la Bergamasca e dalla Lombardia per partecipare al funerale. Il corteo, regolato dai volontari della Protezione civile del Gruppo alpini di Colere, era punteggiato dai labari e i gagliardetti di decine e decine fra enti e associazioni, dei quattro Comuni della valle, della Provincia di Bergamo, del soccorso alpino, del Cai di Bergamo, di Scalve e di Clusone, degli alpini scalvini, dell'Avis, dello sci club di Colere. C'erano i sindaci o rappresentanti dei quattro Comuni della valle, l'assessore provinciale alle Politiche montane Fausto Carrara, il presidente del Cai di Bergamo, Paolo Valoti, il presidente nazionale delle Guide alpine Erminio Sartorelli. L'urna con le ceneri di Roby è stata portata da Marco Astori, affiancato dai familiari, dagli altri compagni di cordata, da Silvia Cuminetti, fidanzata di Roby, dagli amici del gruppo Cimon della Bagozza, da tante altre persone tra le quali l'alpinista e amico Simone Moro, il consigliere regionale Giuseppe Benigni e Agostino Da Polenza. Il corteo ha quindi raggiunto la parrocchiale per la Messa, animata dalla Corale di Valle. Nel corso della cerimonia la figura di Roby è stata tratteggiata da diverse voci, con il ricordo commosso del sindaco di Colere, Franco Belingheri e del suo predecessore Angelo Piantoni: “Qualcuno ha detto, su uno dei tanti blog nati per ricordarlo, che sulle Orobie, sopra la Presolana, ora c'è una nuova stella che si chiama Roby. E allora lasciateci sognare che Roby, il nostro amico, nostro fratello, su nel Paradiso possa andare insieme a papà Livio, che orgoglioso lo avrà già accolto e convinto ad arrampicare le cime più alte e più belle”. Ed è stata proprio “Signore delle cime”, intonata dagli alpini, a suggellare 1'addio. Ora, in cielo, sopra le cime più alte, brilla una nuova stella.

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