Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" 10 gennaio 2010
Il cardinale Bertone è cittadino onorario di Vilminore di Scalve
La pergamena consegnata nella sala dei trattati in Vaticano
Il segretario di Stato: “Grazie per l'onore che mi avete fatto”

“Nel ricordo del bellissimo incontro di Vilminore di quest'estate, ho voluto ricevervi in questa sala prestigiosa della Segreteria di Stato, dove si firmano i trattati e dove si incontrano delegazioni importanti”.
Così il segretario di Stato del Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, venerdì ha ricevuto la delegazione del Comune di Vilminore, a Roma per consegnargli la pergamena della cittadinanza onoraria conferitagli dal Consiglio comunale all'unanimità.
Le parole del cardinale, pronunciate in tono molto cordiale, hanno messo il sindaco Giovanni Toninelli a suo agio, tanto da portarlo a esordire dicendo: “Ho incominciato con l'emozione di trovarmi davanti al cardinal Bertone e ora invece eccomi qui con la felice sensazione di essere con don Tarcisio, l'amico salesiano”.
Toninelli era accompagnato da una delegazione composta dagli assessori Patrizio Bonomi, Attilio Perego e Angelo Tagliaferri; dal capogruppo di minoranza Amedeo Giudici; dall'arciprete di Vilminore don Francesco Sonzogni; dai rappresentanti degli ex allievi salesiani scalvini Giammaria Magri e Alfredo Piantoni; dal responsabile dell'editrice Graphiscalve Ezio Ferrari - che ha curato il volume “Il sogno realizzato” sulla visita del cardinale a Vilminore - nonché dai fratelli don Cinto e monsignor Giacomo Panfilo, arciprete di Clusone, in rappresentanza della famiglia che aveva ospitato il cardinal Bertone nel suo soggiorno vilminorese.
Dopo aver rievocato l'indimenticabile giornata del 12 luglio 2009, che resterà tra i momenti più alti della storia di Vilminore, il sindaco ha letto la motivazione del conferimento della cittadinanza onoraria a Bertone e gli ha consegnato la pergamena, finemente preparata dall'esperta in materia Linda Bettoni. Il cardinale ha gradito, ha ringraziato e amabilmente ha detto: “Spero di essere, degno dell'onore che mi fate”.
Dopo le foto di rito c'è stato lo scambio di doni. I vilminoresi hanno offerto al segretario di Stato i prodotti tipici della Val di Scalve, con l'aggiunta di un volume de “Il sogno realizzato” a ciascuno dei poliziotti della scorta. Il cardinale si è congratulato con l'editore e poi ha donato a ciascuno un ricordo della visita. Al momento del commiato, l'arciprete don Sonzogni ha chiesto una preghiera speciale per la comunità di Vilminore e il capogruppo della minoranza, Amedeo Giudici, salutando ha detto: “L'onore di averla come concittadino sarà un impegno per noi per essere una presenza significativa come cittadini e come ex allievi salesiani”.
Durante il viaggio di ritorno in treno, i vilminoresi sono stati raggiunti a sorpresa da una telefonata di monsignor Lek Piechota, segretario particolare di Bertone, che a nome del cardinale ringraziava ancora e augurava buona continuazione del viaggio.
La straordinaria esperienza era stata preceduta la sera antecedente da un altro incontro non programmato, ma di grande intensità con il rettor maggiore dei Salesiani, don Pascual Chavez Villanueva.
Gli scalvini stavano cenando nel ristorante della casa generalizia in via della Pisana, quando il IX successore di San Giovanni Bosco - avvertito della loro presenza dal responsabile dell'accoglienza alla Pisana, il salesiano bergamasco don Giuseppe Colombo Zucchelli - è venuto a salutarli accompagnato da tre fra le più alte autorità della Società Salesiana. Sapendo delle sue origini messicane, monsignor Giacomo Panfilo gli ha fatto presente che il primo salesiano della Val di Scalve, il coadiutore vilminorese Pietro Tagliaferri, aveva passato praticamente tutta la sua vita religiosa come missionario in Messico. Don Chavez al sentire quel nome s'è commosso e ha affermato che senza “Pedrito” Tagliaferri i salesiani sarebbero spariti dal Messico e lui stesso oggi non sarebbe salesiano. Durante la persecuzione contro la Chiesa in Messico nei primi decenni del Novecento, le istituzioni della Chiesa si salvavano solo se i laici ne divenivano legali rappresentanti. E per i salesiani il responsabile delle loro opere fu appunto “Pedrito” Tagliaferri.
È stato a quel punto che il sindaco gli ha detto che, quindi, don Chavez non poteva più rifiutare l'invito a venire a Vilminore la prossima estate, con tempi e modalità ancora tutte da costruire. E don Chavez ha accettato con gioia.
Prima di concludere l'inatteso incontro, secondo l'usanza risalente a don Giovanni Bosco stesso, il rettor maggiore ha dato loro la “buona notte” con un discorsetto amichevole su cose importanti per la vita.
Ha ricordato che ci sono quattro modi di essere ex allievi salesiani: quelli per i quali l'essere stati dai salesiani è solo un dato di fatto; quelli che lo ritengono una grazia; quelli per i quali diventa una missione e quelli, infine, per i quali diventa un progetto. Per tutti i componenti della delegazione vilminorese non poteva esserci inizio migliore per il soggiorno romano.

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