Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" 13 gennaio 2010
Schilpario Festa per la decana di Pradella
I cent'anni di nonna Elisa

SCHILPARIO Il suo elisir di lunga vita? “Lavorare, non mangiare schifezze e sperare nel Signore”. E’ tutto qui il segreto di Elisa Maj, decana del comune di Schilpario che domenica ha compiuto cento anni. - Nonna Elisa è nata nel 1910 nella piccola frazione di Pradella, in una famiglia numerosa: “A quei tempi non c'era abbastanza per dar da mangiare a tutti - racconta - così, già da piccoli bisognava andare a lavorare nei campi e nei boschi: Quando poi sono stata abbastanza grande, sono stata mandata per ben dieci anni a Villa Santa, vicino a Monza, a servizio in una casa di signori”.
Al ritorno tra le sue montagne Elisa si è sposata con Francesco, costruendo con lui una bella famiglia. “Ma la vita di tutti i giorni era molto dura, si lavorava sempre, persino quando si era in dolce attesa: non si poteva mai smettere. Addirittura una delle mie figlie è nata al termine di una giornata di lavoro: ero appena ritornata dai campi con il fieno nello "zarlì". Il tempo di sistemarlo nel fienile, e ho subito dovuto chiamare la comare”.
Una famiglia che con il tempo è diventata numerosa, e che tutta unita, con figli, nipoti e pronipoti (i più piccoli, Elisa e Alessandro, hanno pochi mesi) si è ritrovata per festeggiare nonna Elisa con una Messa celebrata dal nipote don Francesco Maj, salesiano che opera a Torino, e con un pranzo in allegria. E a quanto pare la nonna è stata tra gli ultimi ad abbandonare i festeggiamenti.
Sì, perché anche se le gambe non reggono più “il peso di questi cento anni”, lo spirito è ancora giovane e combattivo. Come dimostra quando con i figli si tiene allenata ripetendo le tabelline, oppure se le si chiede se vorrebbe trasferirsi in una casa di riposo: “No - risponde -. Qui sono nata e qui a Pradella voglio morire. Non sapete quante cose hanno visto in tanti anni queste quattro mura!”. E sono davvero tanti gli aneddoti da raccontare, come quando “durante la guerra i tedeschi passavano nei paesi per reclutare gli uomini da mandare al fronte; mio marito aveva già combattuto nella prima guerra mondiale e, per non farsi trovare, aveva scavato sotto un mucchio di letame un rifugio: è stato lì per cinque giorni pur di non farsi trovare, e io la notte gli portavo da mangiare. La paura era tantissima”. Ma a quegli anni difficili si sovrappongono ora i tanti ricordi felici. Come la festa di domenica, omaggio alla decana che ha scoperto l'elisir di lunga vita.
Al. Ba.

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