Articolo tratto da "L'Eco di Bergamo" 19 marzo 2010
Nuovo incarico in Papua Nuova Guinea per il presule bergamasco che è alla guida
della diocesi di Alotau-Sideia
Monsignor Panfilo nominato arcivescovo coadiutore di Rabaul
Monsignor Francesco Panfilo, salesiano, 67 anni, attualmente
vescovo di Alotau-Sideia in Papua Nuova Guinea in Oceania, è stato nominato ieri
da Papa Benedetto XVI arcivescovo coadiutore con diritto di successione di
Rabaul, sempre in Papua Nuova Guinea. Sarà il quarto arcivescovo nella storia di
questa arcidiocesi in Oceania.
Monsignor Francesco Panfilo è nato a Schilpario, ma è della parrocchia di
Vilminore, il 23 novembre 1942 in una famiglia profondamente religiosa con dieci
figli, che ha dato alla Chiesa ben quattro sacerdoti: un prete diocesano
(Monsignor Giacomo, attualmente arciprete di Clusone) e tre sacerdoti Salesiani
(il vescovo Francesco; don Luciano, parroco a Roma, morto nel 1992 in un
incidente stradale; don Giacinto, attualmente parroco della parrocchia di San
Giovanni Bosco a Brescia). Dopo un periodo in cui aveva fatto il fabbro e il
falegname pensando fossero attività utili per diventare missionario laico, il
giovane Francesco rompe gli indugi ed entra fra i Salesiani per gli studi
teologici, dove emette la professione perpetua nel 1970.
Ordinato sacerdote il 27 aprile 1974 nella chiesa arcipresbiterale di Vilminore
dall'allora arcivescovo Clemente Gaddi, viene inviato nelle Filippine per un
corso di studi missionari, diventando poi anche direttore di una scuola con
oltre quattromila allievi nella capitale Manila e successivamente viene eletto
provinciale dei Salesiani di tutte le Isole del Pacifico. Nel 1997 è destinato
alle missioni salesiane in Papua Nuova Guinea come delegato del provinciale. Il
25 giugno 2001 viene nominato vescovo di Alotau-Sideia, vasta diocesi che si
estende su varie isole, ma con soli 180.000 abitanti. Nel 2008 viene eletto
presidente della Conferenza episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone.
Ieri la nomina ad arcivescovo coadiutore di Rabaul, segno di stima verso la sua
attività episcopale da parte della Santa Sede, nonché dei vescovi e del clero
locali. A differenza dell'ausiliare, che aiuta il vescovo diocesano, il
coadiutore affianca il vescovo titolare nel diretto governo della diocesi, a cui
subentra in caso di morte o di dimissioni per raggiunti limiti di età. Monsignor
Panfilo è destinato a succedere all'attuale arcivescovo di Rabaul, il
missionario tedesco settantaquattrenne Karl Resse. Monsignor Panfilo è il
secondo vescovo salesiano bergamasco dopo l'indimenticato Vincenzo Giovanni
Savio, nativo a Osio Sotto, vescovo di Belluno-Feltre, morto il 31 marzo 2004 a
nemmeno sessant'anni di età.
L'arcidiocesi di Rabaul si estende su una superficie di 25.000 chilometri
quadrati. L'inizio dell'evangelizzazione risale all'ultimo ventennio
dell'Ottocento con l'arrivo dei primi missionari. Nel 1922 viene eretta in
vicariato apostolico e il 15 novembre 1966 in sede arcivescovile metropolitana,
con tre diocesi suffraganee. Attualmente, l'arcidiocesi di Rabaul conta 240.000
abitanti, di cui 135.000 cattolici, 29 parrocchie, 20 sacerdoti diocesani, un
centinaio di missionari sacerdoti, 20 missionari laici, 140 religiose, numerose
scuole e due Seminari interdiocesani, cioè che formano il clero di diverse
diocesi. C'è anche una scuola agrotecnica gestita dai Salesiani. La Cattedrale e
l'episcopio sorgono nella località di Vunapope (letteralmente: la città del
Papa). Rabaul è rimasta famosa per essere stata al centro di una battaglia nella
Seconda guerra mondiale e per essere stata quasi sepolta nel 1994 dall'eruzione
di due vulcani. L'arcidiocesi ha anche un Beato. Nel gennaio del 1995, infatti,
Papa Giovanni Paolo II beatificò Peter To Rot, padre di famiglia e catechista,
martirizzato dai giapponesi perché si era rifiutato di rinnegare la fede e il
matrimonio religioso.
Carmelo Epis
Scuole e aiuto ai poveri in Papua Nuova
Guinea
Le opere del vescovo Panfilo. La visita del provveditore Roffia
“Impressiona l'entusiasmo con cui la gente partecipa all'eucaristia”
Cura dello spirito e della persona la rotta pastorale seguita
da monsignore Francesco Panfilo. Padre salesiano originario di Vilminore, dal
2001 vescovo della diocesi Alotau-Sideia affacciata sulla baia Milne Bay, di
recente ha costruito tre nuove scuole primarie e un centro sanitario, inaugurato
lo scorso 11 febbraio a Kurada nell'isola di Normanby.
Per un occidentale, la Papua Nuova Guinea è “paradiso terrestre” a venti ore
d'aereo dalla Malpensa. Paese del Commonwealth, ha natura rigogliosa, civiltà a
livello primordiale, gente disponibile, socievole; devota, ma rassegnata per non
avere istruzione e lavoro. In mancanza d'organizzazione pubblica, la Chiesa
cattolica garantisce educazione spirituale, servizi scolastici e sanitari,
collegamenti tra la terra ferma e le isole.
RAGGIUNTO L'OBIETTIVO
Il vescovo Francesco Panfilo ha raggiunto l'obiettivo di garantire l'istruzione
elementare e primaria in quasi tutte le isole della sua circoscrizione
ecclesiastica. Passi successivi: incrementare il numero di scuole secondarie e
terziarie per formare insegnanti, ad oggi carenti, nel Technological College dei
salesiani a Boroko, vicino alla capitale; aprire un centro sanitario in ogni
isola. “Monsignor Panfilo è soddisfatto, sereno e impegnato su più fronti. Si
occupa di evangelizzazione ed educazione spirituale insieme a 26 sacerdoti, di
cui 2 bergamaschi, padre Lino Pedercini e padre Lorenzo Frosio, qualche
missionario australiano e sacerdote locale, ma anche di ridurre l'emarginazione
con l'apertura di centri di sanità e di scuole. Il sistema scolastico in Papua
Nuova Guinea è piramidale ed elitario. Per frequentare l'università, e vi vanno
in pochissimi, è indispensabile superare dei test ad ogni passaggio dalla scuola
primaria, secondaria e terziaria. Ma i posti sono limitati e molti ragazzi
meritevoli sono esclusi dall'istruzione” racconta Luigi Roffia. Dirigente
dell'Ufficio scolastico provinciale di Bergamo, insieme all'insegnante Dante
Morelli, ha visitato la diocesi di Alotau-Sideia, dove opera il vescovo Panfilo,
conosciuto un paio d'anni fa nella Bergamasca.
POCHE SCUOLE STATALI
“Le scuole statali sono poche a dispetto dei bisogni. La Chiesa interviene a
sopperire le mancanze dello Stato, che stipendia con 300 euro al mese gli
insegnanti delle scuole cattoliche. Ad Aghita, vicino all'aeroporto di Alotau,
la diocesi, sostenuta dall'istituto dei salesiani di Milano, gestisce la scuola
superiore con 700 alunni, di cui 500 risiedono per 10 mesi nel convitto
scolastico. Nell'isola di Gogolabia il vescovo Panfilo, insieme ai suoi
fratelli, ha costruito ed intitolato al proprio padre Roberto, per i cent'anni
dalla nascita, la scuola primaria aperta per 150 ragazzi, di cui 50 convittori.
Sempre ad Alotau ha avviato Talita Kum, centro per disabili” continua Roffia.
Grazie ai finanziamenti dell'associazione tedesca Kinderrnissionwerk, sono state
costruite tre scuole primarie nelle isole di Goodenough, Kwanaula e Normanby,
dove padre Lino Pedercini è parroco del villaggio di Kuarada.
DALLA CITTA’ ALLE ISOLE
“La realtà delle città - racconta il dirigente scolastico - è molto diversa da
quella delle isole. La capitale Port Moresby è pericolosa. Qui ho incontrato il
nunzio apostolico Adolfo Tito Yllana e il suo segretario don Filippo Colnago,
bergamasco come padre Giorgio Licini, superiore del Pime della Nuova Guinea. La
delinquenza è causata dalle migrazione di molti isolani. Anziché avere una vita
migliore, vivono in miseria, in baracche, rubano per mangiare. Ad Alotau, realtà
di 6 mila abitanti, la situazione è tranquilla e la vita dignitosa. Chi lavora
nella polizia o negli uffici statali ha i soldi per comprare cibo nei
supermercati australiani gestiti dai filippini. Mentre ogni giorno al mercato
povera gente e donne con cesti di primizie barattano frutta in cambio del
necessario. L'economia è di sussistenza, specie nelle isole; dove i viveri
arrivano grazie ai cinque pescherecci predisposti da monsignor Panfilo, per
trasporto di persone e merci. Non ci sono strade, gli aeroporti sono privi di
torre di controllo, il collegamento tra le isole si effettua con battelli o
dingi, piccole barche piatte a motore, appartenenti alla diocesi. Nelle isole la
povertà è estrema, alcuni bimbi hanno la scabbia. Le uniche cose positive sono
la scuola elementare e primaria, la chiesa in legno, la luce del generatore per
tre ore al giorno, la natura e la gente di buon animo, convinta degli
insegnamenti della fede da poco conosciuta. Ha speranza negli aiuti degli
europei, delle ong e della Chiesa. Chiunque si è recato in questi luoghi ha
insegnato loro qualcosa, anche a diventare muratore”.
ACQUA PER LA VITA
La Valle di Scalve con il gruppo Africa, gestito da Baldino Belinghieri, ha
avviato il progetto “Acqua per la vita” per la costruzione di un acquedotto. In
questi mesi è attiva la raccolta di materiale per riempire i container da
inviare in Papua Nuova Guinea. A settembre inizieranno i lavori per costruire
una rete idrica di 13 km a Wataluma nell'isola di Goodenough. L'acquedotto
fornirà acqua per 2.200 persone distribuite in 12 villaggi e produrrà luce per
la scuola e l'ambulatorio. Sulla stessa isola è prevista la costruzione di un
secondo acquedotto per servire anche il villaggio di Ulutuia.
Luigi Roffia riporta con sé “una forte nostalgia per una realtà in cui tutto
manca. Grazie alla solidarietà di diverse associazioni, dei salesiani, della
gente scalvina, la Chiesa assiste questa popolazione di gran fede. Bençhé il
cattolicesimo sia arrivato nel 1852 con padre Giovanni Mazzucconi, missionario
del Pime martirizzato e oggi beato, e il cristianesimo si sia diffuso circa 80
anni fa, è impressionante l'entusiasmo con cui uomini, donne e bambini
partecipano all'eucaristia. Vivono la fede con sorriso e devozione, sono
testimoni di Cristo”.
Daniela Morandi