Articolo tratto da "Giornale di Bergamo" mercoledì 15 agosto 2001
Schilpario. Commozione e parole di cordoglio nel circo bianco
Paola Magoni, il ricordo "Con Toni 7 anni d'oro"
Lo sport è in lutto
di Ezio Grandi

SCHILPARIO Il mondo del grande sci rende omaggio ad uno dei suoi tecnici più seri ed apprezzati. Gianantonio Morandi, per tutti gli amici Toni, era infatti un grande allenatore delle specialità alpine, soprattutto slalom e gigante, anche se i suoi inizi agonistici sono legati al fondo, come si conviene a ogni scalvino doc; da giovane aveva militato per tre anni nelle Fiamme Gialle.
Abitava a Barzesto di Schilpario, ma la sua casa era il mondo e i tanti amici che aveva dappertutto, perchè la sua vita, durante l'anno, era divisa tra hobby, natura e discesismo da competizione. Taciturna come lui. Ma proprio per questo essenziale e sincera, lo ricorda Paola Magoni, che non mancherà ai funerali di domani alle 15 nella chiesa di Barzesto. Per la campionessa olimpica di slalom '84, prima azzurra a vincere un oro nello sci per l'Italia e per lo Sci Club Selvino, "Toni ha spronato e aiutato tanti giovani, sia tecnicamente che umanamente - ricorda , E' stato tra i pochi tecnici a capire soprattutto le atlete e i loro problemi di donne, non di macchine. Mi allenò assieme ai miei tre fratelli Sonia, Livio ed Oscar quando eravamo piccolini, quando nostro papà, agli inizi degli anni Settanta, costituì il Team Magoni. Quei bei tempi si rinnovarono per me dall'80 - prosegue la campionessa - anno in cui ritrovai Toni come allenatore della Nazionale A. Furono sette anni splendidi, con l'oro olimpico, il bronzo mondiale di Bormio l'anno dopo, tanti titoli italiani, la vittoria in Coppa del Mondo a Pfronten. Morandi aveva intuito a Sarajevo che poteva essere la mia gara. Quando mi disse di provare: mettere al collo la medaglia doro dello slittinista Hildgartner. Apostrofavo Toni "lupo solitario" per la sua vita avventurosa, ma quando avevo bisogno di un qualsiasi suggerimento lui era sempre pronto, disponibile. Quando chiesi alla Federazione di potermi preparare con lui successe il finimondo, scoppiarono invidie e gelosie di cui la gente non ha mai saputo nulla per un programma che, soltanto pochi anni dopo, permise a Tomba e alla Compagnoni i risultati che tutti conosciamo. Delusa ed amareggiata, mi ritirai a 24 anni senza aver potuto così esprimere tutto il mio potenziale e anche Toni abbandonò, profondamente colpito da un ambiente tanto ostile". Era l'87 e Morandi ricominciò a forgiare campioni allo Sci Club Selvino, primi fra tutti i quattro fratelli Bergamelli, divenuti famosi per avere composto il poker familiare in azzurro che entrò nei Guinness dei Primati: Sergio, Norman, Thomas e Giancarlo lo consideravano il loro secondo papà e proprio in questi giorni avrebbero dovuto sciare con lui allo Stelvio per preparare la stagione agonistica: La sua morte li ha lasciati impietriti, così come i tre fratelli argentini Simari Birkner - Belèn, Macarena e Cristian Javi - per i quali stava preparando un particolare programma agonistico e tecnico per la Coppa del Mondo con la Nazionale del paese sudamericano.
La caccia di alta montagna lo ammaliava, e tutti lo ricordano grande amante e conoscitore della fauna alpina. Anni fa raccolse sulle sue montagne un giovane camoscio ferito, lo curò ed accudì sino a farlo diventare domestico; l'animale lo seguiva ovunque come un cagnolino docile, persino al bar. Dopo aver tentato più volte ed inutilmente di riportarlo nel sua ambiente naturale, perché il camoscio ritrovava sempre la strada della casa di Toni, lui preferì affidarlo ad una riserva.
Per Daniela Zini, la slalomista livignasca ora del Creberg Longoni e sposata con l'onorevole azzurro bergamasco Gianantonio Arnoldi, vincitrice dell'argento mondiaie a Schladming '82 seguita da Toni, Morandi lascia un grande vuoto non solo tra i ragazzi ed i giovani sciatori, ma anche tra la gente di sport che ne aveva fatto un preciso punto di riferimento nella vita.
"Morandi sarà inimitabile come esempio di aggregazione - sostiene Carmelo Ghilardi, selvinese e consigliere della Federsci - perché era un insostituibile confidente, un uomo su cui si era sicuri di poter contare per risolvere od alleviare qualsiasi problema". Angelo Bertocchi, presidente dello Sci Club Selvino; è costernato: "Stavamo preparando con lui un grande programma di gare e di attività giovanile - dice - in occasione del Cinquantenario della società. Ma senza di lui sarà molto difficile completarlo: lo sci bergamasco ha perso un grande trascinatore ed un vero scopritore di talenti".
La straordinaria schiettezza di questo personaggio ha consentito a tanti giovani, ai quali parlava da amico, da padre, da fratello maggiore, da confidente e da esperto, ma sempre con estrema semplicità, di imporsi nello sport nella vita seguendo i suoi consigli. Nello scarno ma sostanziale gergo montanaro che gli era tipico, Toni Morandi aveva conquistato coi suoi modi semplici ma spontanei migliaia di persone.

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