Articolo tratto da "Vilminore Informa" aprile 2002
“Li omini li quali voleno drittamente vivere...”
I Battuti della disciplina
La Confraternita dei Disciplini a Vilminore nel corso dei secoli, Oratori e singoli abitudini
a cura di Miriam Romelli

La processione è uno degli avvenimenti che caratterizzano la vita religiosa di ogni paese, dovrebbe testimoniare la fede di quanti vi partecipano accompagnando il Santissimo Sacramento oppure la statua della Vergine o del Santo in onore del quale si svolge il corteo. E’ scomparsa da diversi anni a Vilminore la rigida distinzione dei ruoli che imponeva alle varie componenti della società una ben precisa collocazione logistica nell’assetto della processione, posizione intesa a sottolineare il diverso apporto di ciascuna “categoria” al culto del simbolo religioso di volta in volta venerato, così come da molti decenni non è più dato di vedere nel capoluogo scalvino la divisa dei Disciplini che spiccava nelle processioni di Vilminore perlomeno dal tardo medioevo: veste bianca alla quale si aggiunsero nel corso dei secoli una mantellina rossa e medaglia appesa ad una cordicella raccolta in una nappa ricadente sulla schiena.

UNO STRAORDINARIO SUCCESSO Un’esauriente documentazione relativa all’origine delle Confraternite dei Disciplini è fornita da Antonio Previtali nel saggio pubblicato in “ Il trionfo della morte e le danze macabre-dagli atti del VI convegno internazionale tenutosi a Clusone dal 19 al 21 agosto 1994”: “…Il movimento dei Disciplini ebbe origine a Perugia nell’anno 1260, su iniziativa del laico Rainero Fasani che, secondo la leggenda, dopo aver praticato per 18 anni la disciplina in privato, ricevette dalla Vergine l’ordine di praticarla pubblicamente e di diffonderne la pratica…”. Una Congregazione dei Disciplini esisteva a Bergamo già dal 1317 e sotto la guida del Beato Venturino de Apibus (nato a Bergamo nel 1304 e vissuto nel convento domenicano di Bologna) conobbe uno straordinario successo spirituale che diede una forma istituzionale al movimento. I Disciplini erano congregazioni a carattere popolare che avevano a base della costituzione stessa delle società la preoccupazione per la salvezza dell’anima, angustia che giustificava l’adozione della dura pratica penitenziale dell’autoflagellazione : per questo motivo venivano chiamati i “battuti”. Praticavano la penitenza corporale che si accompagna alla flagellazione, ciascun membro si frustava per imprimere sul proprio corpo i segni fisici della sofferenza di Cristo sulla Croce e si battevano con il cilicio (un mazzo di funicelle intrecciate intercalate da nodi) sopra la schiena a pelle scoperta. In un codice miniato redatto nell’anno 1336 conservato a Bergamo presso la Biblioteca Angelo Maj sono espresse le finalità dei Discipini di …condurre li omini li quali voleno drittamente vivere e uscire da li peccati e sortire a la penitenza…, parole che esprimono l’essenza della spiritualità dei Disciplini volti ad incarnare il simbolo del cristiano che cerca la pace in nome del Cristo crocefisso. Nella regola della Disciplina erano previste forme pubbliche di autoflagellazione, la cosiddetta “disciplina generale”, che si praticava una sola domenica al mese, in alcune festività solenni ed in occasione dei funerali dei confratelli; la disciplina privata era prevista per tutte le altre domeniche ed in qualche ricorrenza particolare. Alle confraternite dei Disciplini potevano aderire sia uomini che donne, per quest’ultime vi era comunque il divieto di praticare la disciplina pubblica per ragioni di decenza, in quanto la cappa bianca di cotone grezzo con la quale i Disciplini si ricoprivano era aperta sulla schiena e durante le processioni venivano mostrati a tutti i segni della penitenza. La regola dei Disciplini prescriveva che fossero in pace tra loro e portassero pace al prossimo, esigeva la pratica della carità ed aborriva la frequentazione di luoghi pubblici come le taverne. Sostiene Pino Gusmini nella relazione allegata agli atti della conferenza tenuta nella ricorrenza del 250° anniversario dalla morte di Andrea Fantoni: “…dovevano partecipare ai sacramenti, soccorrere i confratelli ammalati, pregare per i morti e provvedere in tutto alle esequie dei soci. Infine praticavano con assiduità e fervore il culto delle immagini sacre. Curavano la manutenzione delle immagini delle proprie case come del paese di fronte alle quali, quando passavano, dovevano inginocchiarsi e recitare alcune orazioni. Erano gli esperti nell’organizzazione di tutte le manifestazioni a carattere religioso che si svolgevano esternamente alla Chiesa. I Vescovi in visita pastorale (compreso S.Carlo Borromeo) ci tenevano ad essere accolti alle porte del paese non solo dai sacerdoti ma anche dalle Confraternite del luogo, Disciplini in testa…”

A CAVALLO RAGGIUNSE LA VALLE Dalle relazioni delle visite pastorali dei Vescovi di Bergamo in Valle di Scalve immediatamente precedenti e successive alla Visita apostolica di S.Carlo Borromeo (1575) si colgono le modalità secondo le quali venivano accolti a Vilminore i Vescovi dell’epoca. 13 agosto 1565-Visita pastorale del Vescovo Federico Cornaro- Il rev.mo Vescovo con la sua comitiva, lasciò la Chiesa Parrocchiale di Castione, e, a cavallo, raggiunse la Valle di Scalve per visitare le sue Chiese. Come sopraggiunse ai confini della stessa trovò ad attenderlo il Rev. Lodovico Terzi…il rev. Giovanni dè Capitaneis…il rev. Lorenzo dè Passis…Il Rev.Pietro Pizio…il rev. Battista dè Morellis…il Rev. Giovanni dè Betonis…il rev. Raffaele…il Rev.Antonio dè Crassis…fatte le debite reverenze, l’illustre ospite, con la sua comitiva, s’inoltrò nella Valle, e, mentre procedeva a piedi, gli si fece incontro l’onorevole Signor Carolo Viscardo, Cittadino di Bergamo e Podestà della Valle di Scalve, insieme ad alcune persone ragguardevoli e ad altri abitanti del luogo…
Lo stesore di questa relazione non nomina alcuna confraternita ma è probabile che ad accogliere il vescovo Cornaro all’ingresso del paese di Vilminore ci fossero anche i Disciplini della Pieve perché nello stesso giorno l’Arciprete Giovanni dè Capitaneis interrogato affermò : …in detta mia Chiesa vi è una confraternita dei Disciplini, la quale non ha cosa alcuna in beni stabili, ma le oblazioni et è governata bene per un ministro et tre sindaci et un canevaro ( segretario) Sempre al Vescovo Cornaro l’Arciprete Giovan Battista Morelli confermerà il 16 maggio 1571: ( i Disciplini) non hanno entrata alcune, se non oblazioni et elemosine, quali si spendono in olio et cera per illuminar il Santissimo Sacramento… AVilminore esistevano all’epoca due Chiese, la Pieve e S. Maria, a quest’ultima faceva capo una seconda confraternita dei Disciplini che si costituì negli anni tra il 1538 ed il 1565. Infatti nella Chiesa di S. Maria all’epoca della visita pastorale del Vescovo Pietro Lippomano (1538) il Rev. Manfredino dè Passis dichiarò: …se vi sono delle confraternite rispondo che non c’è null’altro che la Scuola sotto il titolo del corpo di Cristo… mentre il 16 agosto 1565 viene accordato dal Vescovo Cornaro il diritto …alli diletti Confratelli della scuola dei Disciplini in questa Chiesa parrocchiale di S. Maria…di ricostruire ed accomodare il luogo sopra la cappella dei Santi Stefano, Caterina e Rocco…in cui possiate recitare il vostro officio…
Decisamente dettagliata è la relazione redatta il 27 settembre 1575 da Visitatore di S.Carlo Borromeo alla Pieve di Scalve: …l’Oratorio dei Disciplini esistente all’interno della Chiesa parrocchiale ha un unico altare, senza redditi, presso il quale non si celebra se non qualche volta per devozione. Gli scolari, tra maschi e femmine, sono registrati in un libro e ognuno di essi paga un’elemosina di sei soldi all’anno…l’Oratorio è lungo 18 braccia e largo 5, le pareti sono imbiancate, il pavimento in assi.Ha l’altare verso oriente, non consacrato, al posto dell’icona ci sono delle pitture antiche…sul lato dell’epistola c’è una porticina attraverso la quale si accede ad un vestiario ad uso dei Disciplini…nella Disciplina ci sono 70 scolari tra maschi e femmine, ma sono soltanto 25 coloro che praticano la flagellazione… i Disciplini si radunano nel loro Oratorio ogni terzo giorno festivo del mese…dopo aver recitato le loro orazioni in volgare, cioè il pater e l’Ave Maria, secondo le regole dei disciplinati bergamaschi, si percuotono con il flagello della disciplina, lo stesso fanno nei giorni festivi ed il venerdì durante la quaresima…indossano un abito bianco…partecipano alle processioni ed ai funerali quando sono richiesti….
In seguito allo smantellamento delle antiche Chiese di S. Pietro in Scalve e S. Maria ed alla conseguente erezione di una nuova Pieve edificata a Vilminore al termine del XVII secolo venne realizzata nella nuova parrocchiale una chiesetta adibita allo svolgimento delle funzioni disciplinari. Sull’unico altare di questa cappella, sino all’8 febbraio 1887, era esposta la tela del Cavagna ( 1625) raffigurante S. Francesco che riceve le stigmate, quadro ancora oggi conservato nella cappella che da quella data fu dedicata alla Madonna di Lourdes per volontà dell’Arciprete Angelo Milesi. La statua della Vergine, benedetta a Lourdes l’8 dicembre 1886, fu accompagnata a Vilminore da una solenne processione e collocata nella chiesetta fino ad allora denominata “ dei Disciplini”.

UNA PROBABILE FUSIONE Non è dato sapere l’epoca in cui le confraternite dei Disciplini di Vilminore cessarono la pratica dell’autoflagellazione, atto comunque certamente non più in vigore sin dall’inizio dello scorso secolo se non altro perché le pittoresche mantelline aggiuntesi all’originale tonaca bianca e ricordate a memoria d’uomo (e di donna) non erano evidentemente compatibili con tale rito e la conseguente esibizione pubblica delle ferite inferte dal flagello. L’aggiunta di mantelline e medaglie all’originale divisa, apparentemente irrilevante nel contesto di questa analisi, potrebbe invece indicare la probabile “fusione” avvenuta in passato tra la Scuola dei Disciplini di Vilminore e quella del Santissimo Sacramento o Corpo di Cristo, congregazioni che un tempo erano ben distinte: Visita pastorale del Vescovo Federico Cornaro…13 agosto 1565…interrogato…( l’Arciprete Giovanni dè Capitaneis) risponde…questi (coloro che amministravano la confraternita dei Disciplini) governano ancora la Scuola del Corpo di Cristo in essa Chiesa (la Pieve di Scalve) la quale neanche lei non ha se non oblationes)… Rammenta Pietro Ronchis di Vilminore ( n. 1919): “Quelli che ancora oggi qualcuno definisce “Disciplini” in realtà io li ricordo come i Confratelli della Scuola del Santissimo Sacramento. Ritengo che le due congregazioni si possano essere unite all’epoca della permanenza a Vilminore dell’Arciprete Acerbis (in Valle di Scalve dal 1707 al 1745) che istituì le Quarantore e la relativa processione.So che un tempo la nomina a Confratello era molto ambita, tanto che alla morte di uno di essi il ruolo veniva immediatamente assunto quando era possibile da un figlio, ma negli ultimi anni (ci si riferisce alla prima metà degli anni ’60) i Confratelli si erano ridotti ad uno sparuto gruppetto di anziani e la confraternita scomparve del tutto. I Confratelli tenevano in casa le divise e prima delle processioni giungevano in Chiesa con il loro “fagotto” sottobraccio ed andavano a vestirsi nella Chiesina della Madonna. Credo che i Disciplini di Vilminore si dedicassero in particolare al culto dei morti perché da ragazzo ricordo di avere portato anch’io in processione al cimitero nel pomeriggio del giorno dei Santi uno stendardo nero sul quale spiccava lo scheletro con la falce in mano: questo stendardo era definito “ dei Disciplini”; non ricordo che i Confratelli di Vilminore si riunissero se non in occasione delle processioni”
Definire la mentalità che portava i Disciplini a seguire regole tanto rigide come il frutto di una precarietà dell’esistenza, che soprattutto nei secoli scorsi evidenziava tragicamente la fragilità della natura umana, potrebbe apparire semplicistico e riduttivo. Questo però spiegherebbe in parte un modo di porsi nei confronti della vita che aveva anche anticamente come rovescio della medaglia il “carpe diem”, o cogli l’attimo, e portava ad eccessi decisamente opposti alle regole disciplinari. E’ certo comunque che ritenere oggi i Disciplini o confratelli unicamente un elemento coreografico nell’assetto delle processioni sarebbe quantomeno offensivo nei confronti di quanti nel passato aderirono a questa antichissima confraternita e ne seguirono fedelmente le rigide regole.  

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