Articolo tratto da "Avvenire" domenica 13 agosto 2000
Mostra a casa Gregori. Nelle mappe catastali due secoli due secoli di vita della valle
I cabrei raccontano

Tavole magistralmente redatte da autentici maestri ed esperti conoscitori del territorio, questi sono i cabrei (dal latino caput breve, parola in disuso e sostituita da mappa catastale) che si possono ammirare nelle antiche sale di Casa Gregori, nel centro di Schilpario. Mostra realizzata dai responsabili del Museo etnografico unitamente all'assessorato alla Cultura e alla Comunità montana, evidenzia tutta la razionalità di questa gente di montagna, capace di soffrire ma anche di preservare il proprio territorio.
Mani ferme, menti illuminate di agrimensori che operarono in Val di Scalve e che rispondono ai cognomi dei Merli, dei Vilmaggiore, dei Valmadri, dei Bonaldi, hanno saputo fra il Settecento e la fine dell’Ottocento inventariare e descrivere una accurata e dettagliata descrizione dei territori di questa meravigliosa vallata.
La mostra regala attraverso numerose mappe ricche di disegni che evidenziano cascinali, corsi d’acqua, campi coltivati o a pascolo, strade poderali, boschi di conifere o piante cedue, il tutto arricchito da una appropriata e colorita documentazione e dalla presenza della rosa dei venti, le proprietà delle famiglie scalvine.
C’è in questi cabrei gran parte della storia di 200 anni di questa comunità. Sono tavole ben conservate, molte negli scaffali delle pubbliche amministrazioni, altre custodite da privati che grazie al lavoro di questi agrimensori, alle loro unita di misure, il cavezzo (263 cm), ancor oggi delimitano i possedimenti.

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