Articolo tratto da "TuttoTRENOStoria" aprile 2001
Le ferrovie delle miniere di Schilpario 

Nell'alta Val di Scalve, a nord del lago d'Iseo, l'uomo ha per secoli attinto nelle viscere della montagna il minerale ferroso.
E' del 1488, quando la zona era sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, la prima legge sulla gestione dei diritti minerari del luogo. Le vene di minerale erano presenti alla quota di circa 2000 metri, e rintracciando il filone affiorante, lo si seguiva scendendo nel cuore della montagna. Si lavorava a mano, con metodi arcaici e si trasportava il minerale nelle gerle.
Questo sistema di coltivazione durò fino agli anni '30, quando la politica autarchica del governo fascista fu il movente che spinse i principali gruppi siderurgici ad approvvigionarsi di materiale sul territorio nazionale. Ad acquisire i giacimenti scalvini iniziò nel maggio 1937 la Falk, con l'ottenimento della concessione del cantiere Barisella, presto seguirono gli altri: la Breda, la Ferromin, l'ILVA.
Numerose gallerie di prospezione vennero scavate e contemporaneamente si iniziò lo sfruttamento industriale delle miniere già attive, introducendo nuove tecniche minerarie quali i moderni sistemi di perforazione ad aria compressa ed impianti di vaglio e trasporto del minerale. I primitivi forni fusori vennero potenziati ed ammodernati e rimasero in attività fino al 1950.
Negli anni '40 venne realizzata una teleferica per trasferire il minerale dalla località Gaffione a Cividate Camuno, su un percorso di valico di ben 11 km, per poter permettere la spedizione del minerale ai complessi siderurgici padani per mezzo della ferrovia con i treni merci della SNFT.
Dopo il 1950 l'attività mineraria fu di sola estrazione e durò fino al 1972, quando i costi di estrazione non furono più concorrenziali.
Le miniere del gruppo di Schilpario si sviluppavano nell'ambito di due concessioni minerarie: Barisella e Sopracroce-Fondi. Le concessioni, confinanti, abbracciano tutto il versante destro dell'alto Dezzo, da Schilpario fino al Passo del Giovetto. Lo sviluppo complessivo delle gallerie raggiungeva i 60 km. Le coltivazioni si estendevano in quota su quattro livelli: la zona dei cantieri alti, da 1700 ai 2000; la zona dei cantieri orientali a quota 1550 m; la zona dei cantieri centrali che fanno capo alla galleria Campo a quota 1415 m; ed infine la zona dei cantieri occidentali bassi, a 1240 metri di quota, che fanno capo alla galleria Ribasso Gaffione e dove si raccoglieva il minerale estratto dagli altri cantieri e ivi convogliato con teleferiche, per il suo inoltro al Gaffione a mezzo della ferrovia di servizio.
Individuate le vene di minerale, in gergo il banco, si procedeva all'estrazione demolendo il fronte a mezzo di mine, quindi viene convogliato in gallerie di raccolta sia per gravità o con benne raschianti. Nelle gallerie di raccolta il minerale viene trasportato all'esterno con vagoncini Decauville spinti a mano fino ai fornelli principali e qui scaricato in tramogge convoglianti sul treno di vagoni trainato da una locomotiva diesel od ad accumulatori che lo trasporta all'esterno all'impianto di trattamento.
Il "tout-venant", cioè il materiale come arriva dalla miniera, raggiunge con il trenino il silos di trattamento. Alla sua sommità vi è un impianto automatico di ribaltamento dei vagoni. Il gruppo ribaltatore ne accoglie tre alla volta. Per sveltire le operazioni, i vagoncini sono dotati di aggancio automatico: una cordicella o un fil di ferro servono a bloccare il meccanismo di accoppiamento ed a permettere al locomotore di manovrare in spinta il convoglio.
La ferrovia si estende per circa 40 km, dei quali 36 in galleria. Il binario ha lo scartamento di 600 mm. All'esterno della miniera vi era il solito caos dei complessi industriali: binari accatastati, cassoni di vagoncini, assali, questi ultimi ottimi seggiolini per la pausa pranzo del personale nella bella stagione. 
Il materiale rotabile assommava ad una cinquantina di vagoni a sponde alte e a due locomotive, delle quali una O&K Montania, Diesel, ed una ad accumulatori di costruzione TIBB.
All'interno delle miniere, dove il fronte di scavo si spostava, erano utilizzati vecchi vagoni basculanti.
Le miniere oggi
Spariti tutti gli impianti esterni alle gallerie, nel 1997 venne creata la cooperativa SKI MINE di Schilpario, allo scopo di rivalutare e trasmettere la storia e la cultura mineraria della Val di Scalve. E' stato realizzato un percorso museale nel sotterraneo della miniera Berbera, in cui è stata ricostruita l'attività estrattiva, con documentazione fotografica, ricostruzioni con oggetti ed utensili utilizzati nel lavoro di miniera, e comprendente anche una ferrovia a Decauville a scartamento 400 mm di circa un chilometro, con vagonetti, deviatoi e piattaforme girevoli.
Attualmente sono in corso i lavori per prolungare il percorso espositivo, sfruttando un altro livello della miniera con l'impiantito di un tratto di ferrovia a 600 mm e l'utilizzo dei vagoncini attrezzati per il trasporto di persone al traino della locomotiva Diesel Orestein & Koppel recuperata e rimessa in marcia.
Le visite guidate, accompagnati da guide esperte, talune ex minatori, vogliono proporre la conoscenza dell'ambiente, della tecnica e della cultura.

La cooperativa SKI MINE gestisce il museo delle miniere ed organizza visite guidate nella miniera "BERBERA", tutti i giorni a luglio ed agosto, ed al sabato, la domenica ed i festivi negli altri mesi.
Per informazioni contattare il Museo Etnografico di Schilpario al numero di telefono 0346-55393. 
Sito internet: www.scalve.it; e mail: info@scalve.it.
Un particolare ringraziamento allo studio fotografico Foto Giorgio di Piergiorgio Capitanio a Vilminore di Scalve, per la documentazione fornita a corredo di questo articolo.

www.scalve.it