Articolo tratto da "Giò settimanale de La Stampa - anno
2006
Il gigante della Presolana
di Davide Sapienzascrittore e viaggiatore
Sapete dove è la Valle di Scalve? No? La leggenda di Zurio vi
spingerà a scoprire un luogo strabiliante nel cuore delle Orobie, le Alpi
bergamasche. Fu un uomo incontrato nei boschi innevati dei Campelli a dirmi:
“Hai notato il Gigante della Presolana? Mille volte hai guardato lassù da questi
boschi e non hai visto che quello è lui”. Zurio fece la sua comparsa nel tempo
in cui pochi osavano allontanarsi dai luoghi sicuri per spingersi verso mete
incognite. Nella grande pianura del fiume Po, in un giorno d’estate, Zurio si
imbatté in una carovana di uomini. Venivano da lontano e potevano descrivere il
mondo con tanti vocaboli. Erano discesi dai mari del Nord su barche sconosciute,
che egli aveva visto riprodotte nelle incisioni sul legno e sulle pelli. Poi,
passati dalle nevi delle Alpi puntando a est, erano giunti in una vallata
rigogliosa di boschi e pascoli, delimitata da montagne ripide ma aperta a
sud-ovest, dove il suo orizzonte era libero. Incontrando qualche raro abitante
nascosto, riuscirono a farsi dire il nome di questo paradiso: Decia. Zurio
iniziò a provare emozioni particolari, mai conosciute prima e un sonno
irrequieto si impadronì di lui. Quando la carovana ripartì, Zurio prese poche
cose con sé e si incamminò alla ricerca della Decia. Lo strano sentimento nuovo
lo aveva catturato. Dopo settimane di cammino vide il lago color smeraldo
descritto dai nordici e capì di essere vicino: boschi, animali, pascoli, il sole
al tramonto che incendiava l’orizzonte, l’acqua buonissima: c’era tutto. Ma
Zurio sentiva la mancanza di qualcosa di invisibile. Trovò un riparo e decise di
restare lì, prima di cercare la Decia, nella sua Valle, la Valle di Zurio.
L’estate finì con una nevicata che lo seppellì assieme al riparo e alle scorte.
Ma il senso di mancanza si svegliava con lui: era la nostalgia per qualcosa che
non aveva mai avuto e che già temeva di perdere. Una fredda mattina di autunno
decise di avanzare. Il sole era alto, il freddo intenso. Osservando la traccia
notò un altro segno nella neve:in un riflesso improvviso, come una goccia di
azzurro caduta dal sole, vide scintillare due occhi. Era un lupo, il Lupo Dak,
conosciuto in tutta la Decia dai pochi che vivevano in un sistema di caverne
sotterranee. In un attimo l’emozione straniera del suo cuore si era
materializzata e subito, come in sogno,apparve davanti a Zurio una catena
montuosa che dolcemente danzava in un vento lontano. La luce trapassava questo
gigante di pietra e Zurio sentì quella stanchezza che arriva alla fine della
vita e che si riconosce immediatamente. Forse era giusto lasciare questa vallata
incontaminata e ricca di segreti, ma non voleva tornare indietro né riusciva a
proseguire. “Se solo potessi posarmi sulla terra per trasformarmi in ciò che ho
visto, potrei difendere la vallata da chi non la merita”, pensò. Fu interrotto
da un ululato che interpretò come un messaggio: l’emozione straniera del suo
cuore si era assopita. Allora Zurio parlò: “Il mio sarà il riposo di tutta la
stirpe che ho portato dentro di me sino a questo luogo ignoto e che tale voglio
che rimanga”. Distese le proprie cose sulla neve, distese il proprio corpo e si
addormentò. Quando gli uomini cominciarono a uscire dai nascondigli e ad abitare
la Decia, lo videro. Zurio era lungo alcuni chilometri e con un’espressione
serena, rivolta al cielo, riposava. Le mani erano giunte sul petto, una sagoma
di lupo era accanto a lui. Era una grande montagna interrotta, che cambiava
colore dalla mattina alla sera, popolata di misteri. Da vicino vedevi solo
rocciae prati, non Zurio. Gli uomini la chiamarono Presolana quando la Decia
divenne Valle di Scalve. Molti figli dei figli dei figli del popolo che abitò il
sottosuolo dell’antica Decia conoscono Zurio poiché essi furono testimoni del
tempo in cui egli divenne il difensore della valle. E oggi, i figli dei figli di
Dak si aggirano attenti e discreti nelle distese di segreti che solo il Gigante
conosce e che chi ha dormito all’aperto sotto la parete nord della montagna a
volte sente raccontare dal vento obliquo, dove si parla di un lago turchese e di
stranieri venuti dal nord su barche sconosciute per navigare verso la Decia.
La Valle di Scalve (www.scalve.it) è un gioiello nascosto delle Alpi. Chiude a
nord la provincia di Bergamo ed è raggiungibile dalla Valcamonica, dalla Valle
Seriana e da Bergamo. La sua è una storia ricca, segnata dalla dura vita di
montagna, dal prezzo pagato alle guerre e alle tragedie civili (nel 1923 la Diga
del Gleno crollò, uccidendo 600 abitanti). Escursioni estive e invernali,
scialpinismo, sci da fondo, sci alpino, alpinismo: l’antica Decia chiude le
Orobie a est, sulla dorsale Pizzo Camino-Cimon della Bagozza. La Presolana,
detta anche “Regina delle Orobie”, è un massiccio la cui vetta più alta è 2521
metri e sia a nord, in val di Scalve, che a sud, sull’Altopiano di Clusone, che
a ovest, sulla Valzurio e l’Alta Valle Seriana, offre memorabili gite e
opportunità di vacanze. Si interrompe sulla dorsale dove è il “busto”del gigante
e riprende con il Monte Ferrantino e Ferrante, dirigendosi verso i tremila delle
Orobie, Pizzo Coca, Pizzo Scais e Pizzo Redorta.