“Carlo Santi e le sue corrispondenze sui giornali provinciali”
«Scalvino» cronista della Valle di Giosafatte
a cura di Agostino Morandi

Con questo pseudonimo Carlo Santi si firmava nelle pagine della cronaca, ma anche nei titoli di fondo e di spalla che periodicamente scriveva per giornale quotidiani e periodici della provincia di Bergamo.
Il riferimento alla “Valle di Giosafat” viene spesso usato dal Santi per sottolineare la separatezza di Scalve dal capoluogo e la presunta incuria dell’Amministrazione Provinciale a riguardo della manutenzione delle strade e di altri servizi pubblici. Carlo Santi, di Francesco e Santi Maria, nasce ad Azzone (BG) il 15 marzo 1858. Dopo le scuole elementari frequenta la Regia scuola Normale di Treviglio dove ottiene il diploma di maestro elementare. Dal 1887 al 1893 svolge la professione a Gandino.
Dal matrimonio con Morelli Margherita , durante la permanenza in questa località, nascono due figlie: Maria Linda (1888) e Maria Teresa Edvige “Bice” (1891). In questi anni il Santi consegue l’ideonità allo svolgimento della professione di segretario comunale. Tornato ad Azzone, inizia questa attività nel 1894; quindi dal 1906 e fino intorno agli anni ’30, è segretario presso il comune di Schilpario.
Rimasto vedovo, nel 1912 sposa in seconde nozze la maestra Maria Chiudinelli, originaria di Gianico. Hanno rispettivamente 54 e 29 anni. Da questo matrimonio nascono Margherita (1913) e Carla (1918).

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Dal punto di vista professionale e culturale il Santi è stato indubbiamente un personaggio particolarmente vivace ed intelligente; fu socio ed anche presidente di diverse associazioni. Tra queste la “Società scolastica Vittorino da Feltre” per i maestri del Circondario di Clusone. Aderì all”Associazione impiegati P.A.” di Bergamo. Socio del C.A.I. dalla fondazione e del Touring Club Italiano. Dai primi anni del secolo è curatore-procuratore in Valle di Scalve per conto delle società che danno inizio allo sfruttamento delle acque del fiume Dezzo per la produzione di energia elettrica: F.lli Pesenti e C., associata al Cotonificio della Valle Seriana e Gioachino Zopfi di Ranica.
Successivamente viene costituito il “Consorzio Idroelettrico del Dezzo”.
Carlo Santi è con molta probabilità tra i fondatori della “Società di Mutuo Soccorso tra gli operai di Val di Scalve”, fondata nel 1887, di impostazione liberal-socialista.
Arguto scrittore e parlatore, componeva elogi funebri e panegirici per amici e personalità da lui conosciuti, soprattutto nel periodo compreso tra il 1890 ed il 1910. Inoltre fu un attento collezionista di giornali, riviste e saggi storici. Provenienti dall’ archivio conservato con grande premura dal pronipote Pierantonio Piccini, si è proceduto allo spoglio degli scritti pubblicati nel periodo compreso tra il 1894 ed il 1924; quindi sono stati stralciati un centinaio di pezzi di cronaca, alcuni editoriali ed articoli di spalla.

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Nel 1894 inizia la corrispondenza con “L’Unione”, organo del partito liberale bergamasco, fondato nel 1890. Dal 1904 collabora con “Il Giornale”, quotidiano del partito democratico in Bergamo, fondato nello stesso anno.
Alcuni scritti sono contenuti nei periodici “Le Valli Seriana e Brembana” e “La settimana bergamasca”. Apartire dal 1901 è collaboratore del bollettino mensile “Il segretario bergamasco”, periodico dell’associazione fra segretari ed impiegati della Provincia. Durante l’ultimo anno di questa pubblicazione – nel 1912 – risulta esserne anche direttore e firma i propri articoli con lo pseudonimo “Padre Zappata”. Le ultime corrispondenze consultate risalgono al 1924, con alcuni articoli pubblicati su “L’Eco di Bergamo”, attinenti i gravi problemi socio-economici creatisi in Valle a seguito del disastro del Gleno.
Carlo Santi muore a Schilpario il 7 luglio 1946.

timorato, credente, osservante…

Sul “Giornale” del 7 febbraio 1905 viene pubblicato un gustoso trafiletto a firma del direttore, certo Mario Florena: è la descrizione di “Scalvino” in un tono tra il serio ed il faceto, nella quale viene delineata la figura di Carlo Santi. Lungo, asciutto, nodoso come il macigno delle sue montagne, bruno e un pò…pelato, con due occhietti neri, fondi, mobilissimi (…) a volte ciarlone, a volte taciturno come un Amleto: eccovi, presso a poco, la fotografia del signor Scalvino, noto a Bergamo ed in altri siti ancora per gli articoli che settimanalmente pubblica sul Giornale. Florena non intende tacere a riguardo dell’ anticlericalismo che ha in comune con Scalvino: se il nostro uomo fosse vissuto un paio di secoli fa, certo la santa inquisizione, così sollecita per il bene delle nostre anime, l’avrebbe accalappiato e abbrustolito a lento fuoco sopra uno di quei roghi di eccellente fattura che erano una specialità della ditta Torquemada e C. (…). Il direttore prosegue divertito: figuratevi che scrive sul Giornale (Gesù, Giuseppe e Maria!) e dice corna dei parroci, dei vescovi e dei santi (…). Segretario, avvocato, maestro, protettore di un numero infinito di vedove e di pupilli, giornalista, storiografo…
Scalvino è una delle personalità più simpatiche della Valle. Buono, benefico, pronto nel consiglio illuminato, nella parola affettuosa, nella cortesia. E’ un volume di storia ambulante. Egli vi dirà in che anno è stata costruita la tal strada, dissodato il tal bosco, eretta la tal chiesa,, demolita la tal torre, e senza sbagliare una data, un numero. E conclude Florena: anima semplice e buona, anima forte di lavoratore onesto! Quest’uomo è figlio di quel forte e generoso popolo di Val di Scalve da cui la patria, in questi tempi vili e fiacchi molto aspetta
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Alcuni giorni dopo giunge la spassosa replica del Santi: ma le pare che le mie spalle, che il mio stomaco siano in grado di sopportare e di digerire tutto quel ben di Dio che ella volle regalarmi? Ma andare fino alla scomunica all’idrofobia pei reverendi e alla protezione delle vedove e relative appendici…non lo posso né sopportare né perdonare. Intanto di tutta fretta la invito a ritrattare, a smentire tutto quanto non mi perviene(…). La diffido a dire che io sono timorato, credente, osservante, cattolico, apostolico; ad affermare che io tutt’al più sparlo dei santi da cui discendo, ma che lascio in buona pace e quiete tutti gli unti del Signore coi quali mi trovo in perfetta armonia…

Una lupa malvagia e ria…

In numerose occasioni il Santi aggiorna i lettori intorno ai litigi provocati dalla gestione dell’Ospedale di Vilminore; nella corrispondenza su “L’Unione” del 13 giugno 1897 riassume l’annosa questione: su proposta dell’amministrazione comunale di Schilpario, le giunte municipali di Azzone, Colere, Bondione, Fiumenero, Lizzola, Oltrepovo e Schilpario hanno deliberato e firmato un ricorso alla Prefettura contro l’amministrazione dell’Ospedale di Vilminore perché ponga fine alla rancida, all’eterna questione dell’Ospedale in parola, di proprietà dell’antica Comunità Grande di Scalve, ma di fatto goduto quasi esclusivamente da Vilminore, che ne usa ed abusa come gli talenta a tutto danno degli infermi poveri degli altri comuni. Il ricorso ricorda ben cinque deliberazioni della Giunta provinciale amministrativa che vanno dal 1891 al 1895, rimaste tutte lettera morta, compreso quella del 31 dicembre 1895 che ordina alla Congregazione di Carità di Vilminore a stare in giudizio per obbligare gli ex amministratori dell’Ospedale a sborsare la bellezza di £. 15.148 ritenuti responsabili dell’inchesta Agliardi (questi era probabilmente un ispettore incaricato dalla Prefettura per fare chiarezza sulla situazione, n.d.r.). Ma veniamo alle conclusioni di Scalvino: speriamo che l’autorità voglia por fine a questo andazzo di cose, che autorizza tutte le supposizioni; che voglia troncare le tergiversazioni di inqualificabili messeri che mirano a tirare in eterno la soluzione della vertenza a vantaggio di...
Una lupa malvagia e ria
Che dopo il pasto ha più fame di pria.

Su “L’Unione” del 23 dicembre dello stesso anno “Scalvino” torna di nuovo sulla questione dell’Ospedale; accennando al nuovo titolare della condotta medica di Vilminore, certo dott. Silvestro Grassi, che sostituisce il dott. Vittorio Camplani, si ricorda che quest’ultimo lottò a tutt’uomo coll’amministrazione dell’Ospedale dell’antica Val di Scalve, con sede a Vilminore, per avere uno statuto, un regolamento interno (…). Ma l’azione sua fu sempre paralizzata da intrighi partigiani che hanno tutto l’interessamento per mantenere lo statu quo in quell’Amministrazione, che Vilminore sfrutta a danno degli infermi di altri comuni. Nei mesi precedenti era stata affidata una ulteriore inchiesta all’avvocato Sequi, della sotto-prefettura di Clusone. Ma ahimè! Fiutata la cosa da qualcuno, corsero a Bergamo a genuflettersi innanzi ai barbassori della nuova scuola, ai predicatori della moralità nella pubblica amministrazione; e da quelle timorate coscienze deve essere partito un alto là a prote- zione di quei poveri perseguitati vilminoresi, perché l’avv. Sequi (…) non si fece più vedere.
Quindi Scalvino si rivolge ai “signori onnipotenti di laggiù” (qualche protettore a Bergamo, n.d.r.). Non vi pare che sia ora di finirla con questa baraonda vergognosa. Non sapete che dalla media decennale è risultato che Vilminore si pappa i frutti di quel patrimonio nella porzione del 60 anziché del 13 per cento, che vi sono dei comuni i cui infermi non hanno potuto godere per un quattrino di quella pia opera? Non sapete che il rimanente sopra i 60 per cento si eroga in spese estranee all’istituto fra le quali figura l’importo per l’acquisto di pianete sacre? Non sapete che le gravi risultanze dell’inchiesta Agliardi si sono sempre tenute sotto il calamaio e che le 17 mila lire addebitate agli antichi amministratori non si sono mai incassate e corrono serio pericolo? Ma fateci un gran piacere, o signori: sollevateci una buona volta dalla noia e dal disgusto di ritornare su questa stomachevole, nauseabonda questione, se è vero che siete voi a mettere i bastoni fra le ruote di questa vecchia carcassa…

www.scalve.it

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