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LA VIA MALA BERGAMASCA
Questo sito è stato scelto da virgilio.it come sito della settimana dal 27/01/02 al 02/02/02, nella directory "viaggi e turismo", con il titolo "Le tortuose strade della storia".

in questa pagina:

Dai giornali d'epoca: novembre 1894

L'attualità: gennaio 2002

Il convegno

La storia: Strade e viaggiatori

Come raggiungere la Via Mala

 

 

La via Mala è oggetto di uno studio, per il recupero dei tratti dismessi, redatto dagli architetti del Thaistudio; non è compito nostro illustrare il progetto, gente più competente lo farà in sedi opportune.
Il nostro scopo è pubblicare le notizie e le fotografie che abbiamo raccolto in diversi anni, poichè riteniamo importante conoscere cosa significa la statale 294 per la Valle di Scalve.
Questo lavoro è stato realizzato grazie alla collaborazione di: Pierantonio Piccini, Manfredo Bendotti, Agostino Morandi, il comune di Schilpario, Adalberto Morzenti, Co.Se.Pi. S.r.l., Foto Scalvina, Foto Giorgio e, per ultima ma determinante, Monica Magri.

Ecco cosa scriveva Carlo Santi nel novembre 1894 sul giornale "L'UNIONE organo del partito liberale" a proposito di una eventuale chiusura della Via Mala:
"...Fu ideata e strenuamente propugnata dal povero parroco Buffetti, sincero e convinto patriota, e costrutta 30 anni fa a spese dei cinque comuni di questo mandamento uniti in consorzio. E’ incassata nella viva roccia, e attraversa gli spaventosi dirupi e burroni del torrente Dezzo, per circa 13 chilometri fino ad Angolo; e chi non l’ha vista, non può immaginarne l’orrida bellezza e la spesa ingente della costruzione che i predetti comuni, dovettero sostenere. I quali, se versano oggi in critiche condizioni finanziarie, si deve in gran parte agli sforzi, ai nobili sacrifici fatti per aprire quella via al commercio, all’industria e alla vita economica e morale della Valle.
Per la deputazione di Bergamo è l’atto più impolitico, più draconiano che possa compiere; e solo chi conosce le condizioni topografiche, agricole ed economiche della Valle di Scalve è in grado, di farsi un concetto delle conseguenze deplorevoli che produrrebbe l’abbandono di quella strada da parte della provincia. Basti il sapere che tutto il prodotto della coltura silvana, agricola e mineraria di Scalve passa per quella via; che i 9/10 dell’alimentazione, della vita materiale e morale dé suoi abitanti si traggono dal commercio di questi prodotti sulle piazze di Lovere e di Pisogne e sempre per mezzo della Dezzo-Angolo, per formarsi un’idea esatta della gravità dell’enormità dell’atto che sta per compiere la patriottica rappresentanza della nostra provincia! ...."
Altri articoli d'epoca li trovate nella sezione dedicata alla stampa, tutto il materiale (esclusi i documenti con citazione) è tratto dall'archivio dei fratelli Piccini di Azzone, pronipoti di Carlo Santi.
Per qualsiasi uso del materiale pubblicato citare gli autori, la provenienza e il sito web


L'attualità: gennaio 2002

Recupero della Via Mala con balcone sull'orrido

"Recupero di un sistema antropico-naturale dismesso" è il titolo del convegno che la Comunità Montana di Scalve ed il Comune di Angolo Terme hanno organizzato per il prossimo 12 gennaio e che si terrà presso la sala grande del Palazzo Pretorio di Vilminore di Scalve. L'incontro darà modo agli amministratori delle due realtà territoriali, di richiamare l'attenzione delle autorità regionali e provinciali, invitate a prendere parte alla tavola rotonda, su un progetto di recupero della Via Mala.
Che altro non è che il "sistema antropico" del titolo.
L'idea di valorizzare il tratto stradale - che costituisce il collegamento tra la Valle di Scalve e la Val Camonica - scaturisce da una serie di rimpalli che, partendo da una prima sollecitazione della Pro Loco di Angolo Terme, ha via via preso corpo grazie agli incontri avvenuti tra gli amministratori dei Comuni di Angolo e di Colere, i due paesi cioè sul cui territorio si snoda il percorso. Risultato di quegli incontri è la convinzione maturata presso le due comunità (in un secondo tempo sono stati coinvolti pure tutti gli altri centri della valle), di promuovere un progetto unitario di ripristino del tratto dismesso dopo la realizzazione della gallerie. Progetto che, una volta sottoscritto, è stato inviato in Regione, si parla più o meno di un anno fa, per cercare di ottenere un contributo che ne consenta la realizzazione. I costi di massima indicati negli incartamenti spediti al Pirellone, si aggirano intorno ai tre miliardi di lire. Appurata da parte delle amministrazioni locali l'impossibilità di fare fronte ad un simile impegno di spesa, si è proceduto nel tentativo di sensibilizzare i funzionari dell'Ente lombardo, sino al punto di provocarne un coinvolgimento diretto. Sino ad ora però non si sono avuti risultati concreti, ed ecco che il convegno potrebbe costituire un ennesimo "aggancio" con gli amministratori regionali.
Questo almeno il ragionamento avviato da Fabio Belingheri, assessore al Turismo della Comunità Montana, che, risoluto a non lasciare nulla di intentato, ha invitato i responsabili regionali, i presidenti delle province di Bergamo e di Brescia, oltre ai rappresentanti delle varie organizzazioni della zona, a raggiungere l'antico palazzo di Vilminore, per l'appunto sabato 12 gennaio.
Ma che ha di tanto particolare questa Via Mala? Beh, certo, lo sanno fin troppo bene i valligiani che conoscono le caratteristiche suggestive del tracciato, che spesso si sono affacciati sull'orrido delle "capanne", lo spettacolare canyon, gettando lo sguardo giù sino a scorgere il letto che il fiume Dezzo si è scavato tra le rocce. Sono anche al corrente degli sforzi costati alla popolazione in termini economici come anche di fatiche immani, quando nel 1864 si decise di aprire un varco per raggiungere la Val Camonica, rubando alle rocce un angusto passaggio appollaiato sugli strapiombi. Qualcuno ha quanto meno sentito parlare di alcuni camminamenti presenti nella stessa zona, vie di comunicazione fatte risalire a diverse epoche storiche.
Ai più, invece, tutto questo risulta sconosciuto. Ciò è da imputare alla trasformazione che il percorso subì, vent'anni or sono, per ovviare alle difficoltà di percorrenza che i residenti incontravano durante i loro spostamenti quotidiani, dovendo affrontare una strada tortuosa, stretta e pericolosa per via dei frequenti smottamenti e del gelo invernale. Per risolvere queste problematiche furono create, infatti, alcune gallerie che permettono oggi una viabilità abbastanza scorrevole, ma che impediscono a chi transiti lungo la Via Mala, di ammirarne lo straordinario paesaggio.
I tratti dismessi giacciono in uno stato di totale abbandono. In base alle indicazioni contenute nel progetto di recupero sarebbero messi in sicurezza. Inoltre una struttura informativa e relative aree di parcheggio consentirebbero a chiunque di godere di queste bellezze naturalistiche. Tutta l'area insomma ha le carte in regola per divenire un singolare ed affascinante polo di richiamo turistico culturale. Se ne parlerà approfonditamente sabato in apertura dei lavori alle 9.15 e fino alle 17.00 circa durante la tavola rotonda e il sopralluogo che i convenuti effettueranno nel pomeriggio alle "capanne".

Articolo di Wanda Rossi, tratto da "Araberara" gennaio 2002


La storia

Strade e viaggiatori
di Agostino Morandi dal libro DA COLLERE A COLERE - amministrazione comunale di Colere anno 2000

Una delle più caratteristiche strade alpine fu indubbiamente la Via Mala, nel tratto in comune di Colere, in prossimità di Dezzo. L'ardita opera, conclusasi nella seconda metà del 1800, contribuì in modo determinante allo sviluppo del commercio verso la Valcamonica. Giambattista Grassi nel 1843 scriveva: "Si ha pure la fiducia d'avere una comoda strada da Scalve ad Angolo, mercè le larghe offerte de' nostri Comuni, di Lovere, di Valcamonica e soprattutto di Angolo".11
Recenti e approfondite ricerche d'archivio hanno consentito di ricostruire con maggior precisione le vicende della realizzazione di questa strada.12 Il primo progetto di una strada di collegamento tra Scalve ed Angolo risale al 1838, ma la proposta dell'ing. Dolci di Almenno, che prevedeva una spesa di L. 124.000, pur ottenendo le necessarie approvazioni, non decollò. Nel 1857 il secondo progetto venne affidato all'ing. Fiorini di Darfo. e l'anno seguente furono convocati i comuni del circondario, dovendo reperire i fondi per sostenere la spesa, preventivata in L. 252.000. i cinque comuni Scalvini si impegnarono con una somma di L. 150.000, Angolo con 30.000 e Lovere con 12.000. I municipi camuni rifiutarono di contribuire, temendo che la Val d'Angolo potesse essere annessa al distretto di Lovere, e i comuni di Breno e Borno proposero che la nuova strada passasse per il territorio di quest'ultimo comune, a condizione che Scalve venisse aggregata al circondario di Breno. Il progetto di Fiorini venne approvato nel 1861; l'anno seguente iniziarono i lavori, e alla metà del 1865 la strada era transitabile, anche se per l'inaugurazione ufficiale si dovette attendere il 1° gennaio 1866.
Tra quanti si impegnarono tenacemente per ottenere dallo Stato e da altri enti i finanziamenti per una strada tanto vitale per la Valle, merita un cenno don Pietro Boffelli, parroco di Vilmaggiore dal 1850 al 1876. Egli si mise a capo di una delegazione di Scalvini e con la "missione" presso il Ministero a Torino si ottenne un sussidio da parte del Governo. Don Boffelli - a quanto pare - non ottenne poi la meritata gratitudine degli Scalvini. Giovanni Bianchi, un altro "storico" scalvino attivo in quegli anni13, esprime dei giudizi contrastanti a riguardo dell'apertura della nuova strada. Scrive infatti: "Attualmente però […] si traduce fuori tutto il legname atto a fabbricare, in pregiudizio della fusione già menomata di due terzi o di tre quarti, a motivo dell'abbassamento del prezzo del ferro crudo". La strada -secondo Bianchi - "divenne vantaggiosa ai proprietari di legname", sostenendo inoltre che "questo nuovo espediente però, se da un lato porta vantaggio per […] il maggior valore che si ricava dal legname da opera, riesce dannoso dall'altro per lo sperpero delle selve medesime, che di anno in anno vanno sterminandosi sempre di più". La nuova strada era ad ogni modo assolutamente necessaria per la Valle, che "spinta da una necessità tanto imperiosa, si vide finalmente costretta, suo malgrado, ad immergersi in un pelago di debiti per far fronte alla spesa". Nonostante abbiano concorso lo Stato, Brescia, Angolo, Lovere e con "piccole somme" i comuni di Darfo, Pisogne e Iseo, "nulla di meno la somma rimasta alla Valle da pagarsi, ripartita proporzionalmente sui piccoli suoi comunelli, già prima sbilanciati da altre spese stradali di comunicazione interna che avevano dovuto sostenere, mise il colmo al loro dissesto, e scontentò i singoli comunisti proprietari, deprezzando gli immobili privati, colle strabocchevoli imposte sovracomunali, che durano e dureranno in secula seculorum, facendo perciò da taluni anche maledire un'opera, che può dirsi l'arteria principale della Valle, e che da competenti tecnici è riputata una delle più ardimentose imprese di questo genere".
Dalla fine del 1800 in poi, intorno alla Via Mala fiorì una sorta di "letteratura' e ne sono testimonianza innumerevoli articoli apparsi su riviste e giornali. È indubbio che qualora i comuni bresciani avessero ottenuto in alternativa la costruzione della Borno-Dezzo, con buona probabilità la Valle di Scalve sarebbe stata poi accorpata al Distretto di Breno, e quindi alla provincia di Brescia.14 Da notare - per inciso - che la definizione di "Via Mala" fu coniata proprio per le peculiari affinità morfologiche con la strada altrettanto famosa che si trova nei Grigioni, in Svizzera: questa si snoda sulla rotabile che, scendendo dal passo dello Spluga, raggiunge la città di Coira. Scorrendo la citata guida Prealpi bergamasche non sfugge la colorita descrizione della strada, lungo la quale il passaggio di maggiore attrazione turistica erano le "Capanne": Nessuno che visiti la Valle di Scalve dovrebbe trascurare questa strada veramente eccezionale detta la "Via Mala bergamasca". Da una regione di campi e di vigneti […] la strada penetra in una cupa gola di straordinaria bellezza per ben dodici chilometri. Man mano che si sale la scena si fa più selvaggia. Numerose sorgenti o zampillano dolcemente fra le rocce o precipitano fragorose dai dirupi. La strada attraversa due gallerie scavate nella viva roccia; corre poi in una scanalatura rocciosa (le Capanne) a grande altezza sul fiume, ed uscendo dalla gola giunge a Dezzo.l5
Questa arteria stradale - vitale per la valle - fu costruita per ovviare al traffico dell'epoca, che si svolgeva esclusivamente con carri trainati da cavalli o da muli. Le cronache di questo secolo riferiscono spesso di interruzioni, che avvenivano quasi regolarmente dopo il disgelo. A quanto risulta, la strada non era oggetto di eccessive "attenzioni" da parte dell'Amministrazione provinciale di Bergamo. Solo le vibrate e sovente estemporanee proteste degli Scalvini riuscivano di volta in volta a mettere in atto gli interventi da parte dell'ente competente. Ad esempio, nei primi mesi del 1960 la strada era stata chiusa "paralizzando quasi totalmente il traffico, danneggiando incalcolabilmente l'economia di popolazioni con scarsi mezzi di sussistenza"16 Per protesta, si erano resi dimissionari i quattro sindaci e tutti i consiglieri comunali della Valle. Pur rimanendo come semplice referente - in quanto nel frattempo l'arteria era diventata di competenza statale - l'Amministrazione provinciale di Bergamo aveva promosso un incontro con gli amministratori Scalvini e fu costituita un'apposita commissione che si recò a Roma, al ministero dei Lavori pubblici.17
Nella prima metà del 1900 fu attivato un servizio pubblico di trasporto con "autocorriera" da Darfo a Vilminore, esteso poi fino a Schilpario. La traballante corriera spesso era soggetta anche a repentini cambiamenti di… orario, soprattutto durante la stagione invernale. La corrispondenza intercorsa tra gli amministratori Scalvini e l'autorità preposta al trasporto pubblico è fittissima, come si può facilmente constatare dai documenti conservati negli archivi comunali. Particolarmente colorita e vivace è, ad esempio, la protesta che il 19 gennaio 1948 il sindaco di Colere, Alessio Belingheri invia agli "Onorevoli circoli ferroviari" di Brescia, Bergamo e Milano: Da tempo vengono sporti reclami a questo Municipio per il modo in cui la ditta Fagioli Zaccaria effettua il servizio di autocorriera sul tragitto Schilpario-Darfo. Il disservizio, che così può chiamarsi, viene praticato con una minuscola corriera nota in tutta la Valle di Scalve per la sua scomodità e per la sua poca efficienza. i viaggiatori vengono caricati su di essa alla stessa stregua di merce alla rinfusa. Solamente pochi fortunati trovano posto su sgangherati sedili, i rimanenti devono stare in piedi, curvi per non urtare col capo contro il tetto della vettura, troppo bassa, in posizioni scomodissime, in modo che, rimanendo privi di equilibrio, sono costretti ad una continua danza provocata dai soventi [sic] scossoni causati soprattutto dalle continue svolte della difficile Via Mala. Non è raro che parecchi viaggiatori restino a terra, come è avvenuto per esempio stamane, per la poca capienza della vettura. Tale deprecato stato di cose non può durare oltre.
Il sindaco rammenta inoltre che l'automezzo di pubblico servizio subisce guasti in continuazione "e quindi se si sa quando si parte, non si sa quando si arriva. Le lamentele per tale cattivo servizio durano da vecchia data e non vengono fatte solamente dagli abitanti di Dezzo e di Colere, ma da quelli di tutta la valle e dai numerosi forastieri che vi transitano". Il sindaco conclude sollecitando i "circoli ferroviari" a svolgere una inchiesta nei confronti della ditta Fagioli: la situazione di precarietà è senza dubbio allarmante; infine, "l'autista è talmente pressato dalla ressa dei viaggiatori che non ha più libertà di manovra per condurre la macchina sopra paurosi precipizi nei quali, proprio nel decorso anno, sono precipitati vari automezzi" .

11 Alcune notizie sulla Valle di Scalve, scritte nel 1843 hl dott. Giambattista Grassi, Bergamo, F.lli Bolis, 1899. Aggiunge il Grassi: "Aprirebbe questa il più naturale e comodo sbocco a metterci in facile e spedita comunicazione con Lovere e con Pisogne, e quindi colla Provincia Bresciana per la nuova strada lacuale. Egli è da questi paesi che Scalve trae la maggior parte delle sussistenze".
12 Si veda il saggio di Oliviero Franzoni, pubblicato nel volume Viaggiare in Valcamonica, edizione -a cura della Banca di Vallecarnonica, Breno, Tip. Camuna, 1997. Si ringrazia l'autore per avere di buon grado consentito l'utilizzo delle informazioni - anche inedite sortite dalle sue recenti ricerche.
13 Giovanni Bianchi, Notizie storiche inedite della valle di Scalve, manoscritto del 1878, ritoccato nel 1880, la cui trascrizione si trova presso la Biblioteca di Vilminore. Il Bianchi (Bueggio, 1808-l 896) era un contadino colto che esaminò con passione le carte e i documenti storici raccolti dal nonno, notaio Bonino. Pedrini, citando il manoscritto, commentava: "Dalla sua lettura, dettato con stile piuttosto sostenuto, disseminato qua e là di arguzie e di scatti vivaci, mi fu dato di rilevare alcune inesattezze. […] Nel complesso il manoscritto del Bianchi ha dei pregi, lo ripeto, e la storia di Valle se ne sentirebbe moltissimo giovata ed illustrata".
14 A titolo di curiosità pare che i Camuni abbiano sempre ambito ad annettere la Valle di Scalve al loro ambito amministrativo: il prof. Giorgio Gaioni, recentemente scomparso, raccontava che nell'immediato dopoguerra, e quindi poco più di cinquant'anni or sono, avvennero delle trattative informali con gli amministratori di Scalve, soprattutto nella prospettiva di attribuire alla Valcamonica il titolo di provincia. Ma il tentativo di "secessione" si inceppò grazie alla cocciuta opposizione di Colere! Quanto raccontato dal prof. Gaioni non ha tuttavia trovato riscontri documentari negli archivi consultati.
15 Guida-itinerario alle Prealpi bergamascbe, cit., p. 44.
16 Si veda l'articolo pubblicato ne "La voce della montagna", mensile stampato a Clusone, n. 234, 3 aprile 1960.
17 La notizia ha un preciso riscontro nella testimonianza di Giuseppe Romelli (Vilminore, 1924- 1998), raccolta da Miriam Romelli l'8 febbraio 1997 e pubblicata sulla "Gazzetta Comunale di Vilminore", n. 15, dicembre 1997. Il Romelli ricordava che "hanno dato le dimissioni tutti e quattro i Consigli comunali della Valle: una sera ci si è trovati al cinema di Schilpario, ed erano saliti da Bergamo ben quattro onorevoli. Loro hanno cercato di fare ritirare le dimissioni e nello stesso tempo hanno garantito il proprio impegno per-ché la Via Mala diventasse statale. Hanno quindi invitato a Roma i Sindaci della Valle in occasione del-la relativa discussione". Gli amministratori Scalvini, dopo aver ottenuto le garanzie richieste, furono ri-cevuti in udienza da Papa Giovanni XXIII: essendosi questa prolungata oltre i tempi previsti dal protocollo, dopo essere staro sollecitato a concludere l'incontro, Papa Giovanni avrebbe detto: " Tusèi, mè che àe.so chè come u presunèr!" ("Ragazzi, bisogna che vada.. . sono qui come un prigioniero!").


Comunità Montana di Scalve      Comune di Angolo

CONVEGNO VIA MALA

"RECUPERO DI UN SISTEMA ANTROPICO DISMESSO"

Sabato 12 gennaio 2002

Vilminore di Scalve (BG) – Angolo Terme (BS)
le foto del convegno

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