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Crocifissione (o martirio) di S. Pietro
Vicende conservative
Questo affresco di grandi dimensioni è ricordato dal
Tassi tra i cinque che l’Albrici eseguì in tempi diversi per la
"Parrocchiale di Vilminore sua patria"; la sua datazione potrebbe essere
problematica, perchè la scritta a grandi lettere "OPUS Eci
ALBERISI MDCCVII", che campeggia nella parte inferiore sinistra del
dipinto, chiaramente restaurata, si riferisce ad un anno nel quale il pittore
non era ancora nato. La data stessa, tracciata a caratteri cubitali, è
frutto di un fantasioso rimaneggiamento di quella autentica sottostante:
lo comprova un documento nell’archivio parrocchiale di Vilminore del 7
novembre 1745. Con esso il "Sig. Enrico Figlio del Sig. Maffeo Alberici
pittore s’obbliga, e convien di fare il quadro in fondo alla chiesa di
Vilminore sopra la porta Magistrale, che dovrà essere l’historia
del Martirio di S. Pietro Apostolo a fresco per tutta l’estate prossima
ventura 1746, restando incaricata la sua apprezzata coscienza di farlo
di tutta perfezione ecc.". L’ Albrici avrà l’obbligo di eseguire
anche "un altro quadro in tela". In cambio gli restano assegnati crediti
per L. 500 e ci si impegna a mantenerglieli "liquidi ed essigibili", insieme
con l’oblazione di L. 100 rilasciata a titolo di elemosina, che fa ammontare
la somma a L. 600, garantita da tre diverse persone rispettivamente per
L. 320, L. 100 e L. 280 (v. Regesti). Questa è dunque tra le primissime
opere del pittore e gli fu commissionata in patria dopo il ritorno da Berzo
(gli affreschi di quella chiesa portano la data "ottobre 1745". I1 contratto
per quelle di Vilminore è firmato pochi giorni dopo, il 7 novembre
di quell’anno, anche se il dipinto dovrà essere eseguito l’estate
successiva). […] Nel 1857 un Guglielmo Brighenti lasciò data e firma
in basso sul dipinto, in stampatello nero, con caratteri uguali a quella
della presunta firma dell’Albrici, che è simmetrica, sulla parte
alta dell’affresco, ed è presumibile che in questa occasione sia
stata direttamente trascritta la data.
Un secondo restauro fu eseguito nel 1939 in occasione
di opere fatte sulla facciata in seguito a grave deterioramento del muro.
L’affresco è in parte ridipinto, sì che gli Angeli appaiono
quasi completamente rifatti. Oggi lo stato, dell’affresco è pessimo
e nella sua parte centrale si sono riaperte le crepe che avevano resi necessari
gli interventi precedenti.
(Tratto da PITTORI BERGAMASCHI DAL XII AL XIX SECOLO, IL SETTECENTO III, raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo, Edizioni Bolis, 1990, p.207)
Le tracce dei precedenti interventi di restauro sono numerose:
Ridipintura delle linee di
contorno della mano, che impugna le chiavi, le stesse chiavi e lo sfondo
giallo;
Ridipintura delle linee di
contorno di un angelo, lo sfondo giallo e la capigliatura;
Ridipintura dello sfondo
giallo attorno alla corona, velatura bruna e residui di stuccatura
attorno alle crepe;
Ridipintura eseguita in uno
dei restauri eseguiti tra la prima metà dell'Ottocento e la
prima metà del Novecento.
Grafico riferimenti fotografici